—E non hai potuto indovinare chi la manda?

—Nossignora: mi pareva un commesso, ma era pulito e garbato dimolto.

—Uhm.... Caso raro!—Donna Lucrezia si fece coraggio: prese la lettera, l'apri lentamente, e messi gli occhiali andò subito a guardare la firma: allora fu invasa nuovamente da un impeto di collera e facendosi in viso rossa scarlatta cominciò a gridare furibonda:—Che vuole da me questa spia infame! questo ladro, questo birbaccione?!—Ma poi, a mano a mano che tirava innanzi a leggere, la collera si dissipò come per incanto; la sua faccia angolosa riprese la solita tinta giallognola, esprimendo prima un grande stupore, poi una commozione e una certa contentezza, mista ad inquietudine.

—A buon conto,—pensava tra sè Donna Lucrezia,—costui non farebbe altro, nè più nè meno, che il proprio dovere.... I primi quattrini suoi come gli ebbe?... Dalla sua pôra moglie!... E la sua pôra moglie dove li ha raggranellati? In casa mia; cioè della Mary, che è poi tutt'uno!... Anzi, per dire la verità, da questo suo procedere... doveroso... parrebbe quasi ch'egli non dovesse essere tutta quella canagl... tutto quel grande spilorcio come lo vogliono dipingere. In ogni modo, se si trattasse solamente di me, risponderei con un bel no, sicuro; con un bel no, tondo tondo! Ma a pensarci bene, io non ho diritto di rifiutare la sua offerta perchè... appunto per via della Mary! Non debbo farle perdere una fortuna per le mie antipatie, e per i miei scrupoli!

La faccia della Balladoro si colorì nuovamente, ma questa volta per una gioia schietta a cui s'abbandonava liberamente.

—Presto! Presto, Filomena! Lo scialle! Il cappello! Il manicotto!—gridò correndo nella sua camera.

La buona vecchietta la seguì trascinandosi: essa cominciava a dubitare che la padrona diventasse matta. Donna Lucrezia in fretta e in furia si mise il cappello di paglia nera coi nastri di velluto; si buttò addosso lo scialle bigio e stava già per infilare la porta, quando Filomena, che era rimasta sempre calma,—Vergine Santa,—brontolò,—vuol uscire in quello stato?!

—Non ho più testa! Dio mio, non ho più testa! Se non c'eri tu, uscivo in sottana a rischio di farmi fischiare dai monelli! Fa presto, dammi il vestito nero... moiré!

Filomena fece presto perchè non c'era da scegliere. Ma la padrona, con tutta la sua furia, non trovava il verso d'infilare il vestito; e intanto pestava i piedi, e smaniava, e invocava i santi Numi e la Madonna Benedetta; le cascavano i guanti, perdeva il fazzoletto e non sapea dove riporre quella lettera famosa, origine di tante commozioni: la metteva in una tasca, poi la levava e la metteva in quell'altra; poi nel manicotto. Finalmente pensò di nasconderla in seno.