E dopo di avergli suggerito l'idea della lettera, lo Zodenigo gliela dettò anche in parte. In parte soltanto, perchè il deputato di Borghignano ambiva a fare un po' da sè in punto di lettere, e non voleva rinunciare all'efficacia delle proprie espressioni per andare all'accatto di riboboli.

Pensarono insieme di cominciar la lettera facendo le scuse, "per l'ardimento di quell'atto, al quale un povero padre era stato spinto dalla disperazione. Un povero padre" volle aggiungere il Barbarò "ricompensato dei molti ed onerosi suoi sacrifici, colla più ottusa testardaggine e colla più nera ingratitudine." Poi, continuando, il solito padre sentiva il bisogno di ringraziare l'illustrissima marchesa per la degnazione avuta nel prendersi tanto a cuore la sorte del suo signor figlio (più matto forse che cattivo) e per aver superato, con un nobile impulso di pietà, ricordi spiacevoli, onorando colla sua presenza la casa dell'ultimo dei suoi servitori.

"Del resto gli anni che maturavano il cuore," è inutile far notare che questo periodetto era quasi tutto dello Zodenigo, "gli anni che maturavano il cuore e calmavano le passioni, non gli avevano lasciato nell'animo altro che un sentimento di devozione profonda, e confuso di rossore invocava un perdono del quale lo rendeva degno il più sincero pentimento.

"La signora marchesa doveva essere giusta: in quel doloroso frangente a chi mai egli avrebbe potuto rivolgersi se non a lei?... A lei buona, a lei gentile, a lei ospite graziosa della signorina Alamanni?... A lei tanto addentro, per sola sua degnazione, nella confidenza di quel caparbio ingrato? Non era in sua casa che si dovevano celebrare le nozze? D'altra parte Giulio non frequentava altro che il Villino delle Grazie. Giulio non vedeva più nessuno all'infuori della Mary e della illustrissima signora marchesa."

Aggiungeva in oltre che la sua dignità paterna, non gli consentiva di rivolgersi direttamente, per difendersi, a chi, contro tutte le leggi del sangue gli si ribellava, schierandosi fra i suoi calunniatori.—"Oh lui poteva ben mostrare la propria innocenza, ma non lo voleva fare con suo figlio: lo avrebbe fatto, lo poteva fare invece colla signora marchesa... "

E a questo punto difendeva coi soliti argomenti il proprio passato, respingendo tutte le accuse, che per mene elettorali, gli eran state scagliate addosso.

Qual era, infine, il suo gran torto? Quello di non essere stato un eroe, o un matto che dir si voglia. Sì, non aveva vergogna di confessarlo: in quella notte sciagurata, quando erano venuti i croati per arrestare il signor Giulio Alamanni, trovandosi solo e inerme in mezzo a una pattuglia di ubriachi, di belve feroci che lo minacciavano, che lo punzecchiavano colle baionette, che gridavano di voler passare parte a parte la sua povera moglie e il suo figliuolo, lui aveva avuto paura, e si era lasciato strappar di mano le chiavi della casa, invece di farsi ammazzare inutilmente.—Ecco tutto il suo gran delitto; ecco in qual modo aveva fatto la spia! Poi tornava a lamentarsi dei suoi figli, pure terminando col dire che si sapeva troppo dolce di pasta, e che sempre si sarebbe sentito proclive al perdono. La porta della sua casa sarebbe stata aperta ai suoi figli in ogni tempo e ad ogni ora, ma ad una condizione...: "siccome lì sotto ci vedeva lo zampino della signorina Alamanni, che invece di compiacersi di essere il pegno soave della concordia, pareva godersi a seminare la zizzania, così la porta sarebbe stata aperta soltanto quando ci fosse venuto a battere lei stessa, la sua signora nuora. A lei avrebbe aperto; ad altri no."

E qui la lunga lettera, dopo aver rifatto le scuse, finiva coi soliti complimenti; ma nel copiarla, quando lo Zodenigo se n'era già andato, il Barbarò pensò di aggiungervi ancora un poscritto.

PS. "Intrattanto farò il riflesso alla Signoria Vostra Illustrissima che se il mentovato mio figlio Giulio ha potuto buscarsi ancora un bel impiego lo deve, insieme a tutto il restante, per il credito del mio nome in cuanto è sempre un valore. Ma non mi dica grazie, che fa l'istesso. È sempre il mio destino di essere pagato col ingratitudine per corispettivo."