Chiuse l'uscio, e si buttò sghignazzando sul seggiolone. Era acceso in viso, ansimava, e guardava, spiava la lettera da tutte le parti cogli occhietti loschi, senza risolversi ad aprirla. Quel bigliettino aristocratico, quell'indirizzo violetto, scritto con un caratterino uguale e sottile, spirante la femminilità più delicata, lo rapiva, lo faceva andare in estasi. Ci vedeva, ci sentiva dentro la marchesa, tutta la marchesa col suo profumo, colla sua eleganza raffinata, col suo fascino voluttuoso.
—Scrivermi è già una gran cosa, dopo quanto è successo fra di noi! È il primo passo verso la riconciliazione. Ma... bisogna andar adagio, non bisogna spaventarla un'altra volta! E sghignazzò di nuovo.
A un tratto strappò la busta, e divorò il biglietto tutto d'un fiato. Sotto il nome c'erano soltanto poche parole.
La Marchesa di Collalto
Le rende noto di aver dato comunicazione al signor Giulio, e alla signorina Mary Alamanni della lettera ricevuta.
La risposta era tanto asciutta che il Barbarò, su quel subito, provò uno spiacevole disinganno. Ma si consolò presto. Essa, infine, gli aveva risposto e questo era l'essenziale. Se proprio, dopo la scena accaduta e dopo la perdita di Villagardiana, non avesse più voluto aver a che fare con lui, non gli avrebbe nemmeno risposto. Non era la quantità delle parole, nè la forma più o meno espansiva, era il fatto per sè stesso che contava. Certo che voleva mostrarsi ancora offesa, prima di perdonare. Voleva essere pregata; voleva far ancora qualche smorfia,—facesse pure; la strada ormai era trovata. Alla prima occasione egli le avrebbe scritto di nuovo; e allora la biondina certamente avrebbe risposto più a lungo.... poi, chissà, sempre con quella bella scusa dei figliuoli, avrebbe potuto chiedere un colloquio, e così tornare ad entrarle in grazia.—Ma bisognava andar cauti, per non rovinare le faccende, ed anche per non fare il minchione e rimetterci più del necessario.
Fosse proprio vero, come gli avevano riferito, che il capitano l'avesse piantata? In tal caso sarebbe stato più facile di farsi innanzi, ma invece avrebbe avuto più gusto a portargliela via, a farlo crepare di rabbia quello spiantato rubacuori!
Ed esaltandosi in questi pensieri, il Barbarò si pasceva golosamente del profumo di quel bigliettino.
Frattanto alla Villa delle Grazie c'era un gran da fare per i preparativi del matrimonio: la Mary, sempre, un po' pallida, conservava per altro la sua testolina a posto, e guidata da Angelica, regolava bene ogni cosa. Invece Giulietto dimenticava tutte le commissioni, non capiva più niente: era incretinito dalla felicità, e non faceva altro che tener dietro ad ogni passo della Mary.