La tua desolata, ma in fondo alle viscere
pur felicissima zia

Lucrezia Balladoro."

"P. S. Anche la Filomena (che diventa sorda e orba come una talpa, e rompe tutta la roba che è una disperazione) vuol esserti ricordata, domandandoti scusa della confidenza.

Ancora una volta: che il Cielo ti arrida propizio ed esultante.

Ricordati i confetti e, se non ti dispiace, aggiungi un piccolo sacchettino anche per il maestro Forapan, che sarà sensibilissimo, poveretto, a tanta attenzione. Ciao, mio unico tesoro!"


[c43]

III.

Pompeo Barbarò correva troppo colla fantasia. Erano trascorsi ormai vari mesi dal giorno del matrimonio, e i figli ribelli non piegavano il capo. Certo, l'onorario che riceveva Giulietto dalla ditta industriale, anche unito colla misera rendituccia della Mary, non poteva loro bastare, abituati, com'erano, con molta agiatezza. Ma il figlio del deputato Barbarò trovava danari a prestito quanti ne desiderava, e nella sua inesperienza non s'immaginava nemmeno che il credito ch'egli godeva lo dovea tutto a suo padre.

E il signor Pompeo capiva pure di essersi ingannato assai anche sul conto della marchesa di Collalto. Dopo il primo biglietto, egli le aveva scritto ancora, sempre col pretesto dei figliuoli, ma non avea più ricevuto nessuna risposta. Pieno di rabbia contro l'alterigia di quella pitocca, e contro la propria codardia, tornava allora a cercar di persuadersi che era tanto di guadagnato.

—Infine, gli anni passano per tutti ed anche costei non dev'esser più tanto fresca... finirei a spendere un occhio per avere il carico di una rovina sulle spalle!