A Villagardiana (sicuro, anche a Villagardiana, che quantunque avesse appartenuto alla marchesa, era quello dei suoi possedimenti che gli stava meno a cuore, perchè rendeva meno degli altri) il Barbarò aveva fabbricato un asilo per l'infanzia... ma col patto di vendere al Comune un fabbricato che, vista la costruzione e la vastità, era per lui inservibile, e imponendo il saggio del cinque per cento sul capitale, in un momento che il danaro era molto abbondante. Tutto faceva così, e gli riusciva bene, e con onore. Già i quattrini fanno i quattrini, e poi il resto, anche la gloria, viene da sè.
Se per altro, ad onta delle sue chiacchiere, il credito del Barbarò rimaneva solidissimo, quello del buon Giulietto, invece, ne scapitava assai. Il Barbarò facea capire che chi stava per suo figlio stava contro di lui, e la gente, adesso, ad aiutare il giovane avea paura di esporsi a qualche rappresaglia. D'altra parte il commendatore stava bene in salute, e prometteva di sotterrare anche il figliuolo, e poi... Poi si raccontava dalla gente che a Panigale spadroneggiava un certo signor Micotti (ormai nessuno più si ricordava del Processo dei fornitori) un certo signor Micotti che per sua grande fortuna possedeva le gambette corte, il viso olivastro, senza barba, e gli occhietti loschi, tale e quale il signor Barbarò, il quale per di più ne manteneva da anni la madre vedova, in una casa di salute, pagando una vistosa pensione.
—E continuasse pure a far l'originale, il signor Giulio, e vedrebbe questo Micotti portargli via i milioni sotto il naso.
I creditori cominciarono allora, intimoriti, a chiudere il borsellino; allora, proprio allora che la Mary gli diede un bimbo, un maschietto, al quale, d'accordo, posero nome Francesco, perchè colle tribolazioni, e colla squallida miseria che batteva alla porta, era loro ritornato in mente anche lo zio lontano.
C'era in casa un gran bisogno di tutto, e tutto cominciava a mancare. La Mary era ammalata, il bimbo gracile e macilento.—Come il suo babbo quando nacque!—diceva la Filomena che era stata ceduta, con grande spargimento di lacrime, dalla Balladoro alla nipote.
—Ringraziame, fia mia, perchè ti affido un tesoro di fedeltà, un mostro per far le conserve. In quanto a me, per il tuo bene mi son ridotta in mani mercenarie.... Una testarda, una beota, e che magna fia mia, magna quanto magna sto governo asenon, che non incoraggia nemmeno le arti!
La buona Filomena vecchia, sorda e mezzo cieca, ormai stentava anche a reggersi in piedi e, tutt'al più, poteva aiutar la famigliuola a digiunare. Tuttavia, se non recava molto soccorso alla Mary le era pure di grande conforto. Mentre era costretta di tenersi a letto, e aveva il marito tutto il giorno lontano, all'ufficio, ella sarebbe stata quasi sempre sola se non avesse avuta la compagnia della Filomena, che le prodigava sempre la sua tenerezza bonacciona e un po' brontolona, come se la Mary fosse rimasta la bimba d'un tempo. Essa ogni poco le offriva da bere vini squisiti, o da mangiare leccornie raffinate mentre la cantina e la credenza erano vuote, e accomodandole la testina sui guanciali le ripeteva ancora che "così malata" cogli occhioni che parevano più grandi e più neri nelle guance pallide e sfinite "somigliava anche più alla sua povera mamma...." E così dicendo la vecchiarella si faceva il segno della croce, come quando nominava la Madonna.
Angelica mandava spesso alla Mary bei cesti di frutta, e burro fresco, e vino, e veniva a trovarla più che poteva; ma col marito che di giorno in giorno peggiorava, dovea diradare assai le sue gite a Milano.
Anche Donna Lucrezia le faceva visita tutti i giorni, ma per empirle la testa di consigli, di rimproveri, di offerte, di proteste e di compassionevoli rammarichi. Donna Lucrezia, a vero dire, non si presentava mai a mani vuote, ed anzi, prima di risolversi a far tutte quelle scale, riposava in anticipazione dalla portinaia per pigliar fiato, e le mostrava i regali che portava a quella sventurata, la quale in fine era del suo sangue "—un sangue, non dico per vantarmi, di prima qualità, tanto è vero, che è quello medesimo della Regina Corner, e basta così!"
La portinaia stupefatta lodava i bei regali; non così la Filomena, la quale un giorno, stizzita, vedendo che Donna Lucrezia non portava alla Mary, altro che vestiti sbrindellati e cappellini impossibili le domandò "se voleva fare della casa di sua nipote il deposito di so' strasc."