La Balladoro si offese, strepitò, poi non portò più niente alla Mary, ma invece le promise di regalarle un pianoforte, perchè la musica "era il sollievo dei mortali!"
Per fortuna la Mary si rimise presto in piedi e potè attendere di nuovo alla casa, e allattare e occuparsi lei del bimbo. Ma per ciò il buon Giulietto non si appassionava meno del suo stato. Tutto il suo amore, adesso, era un grande rimorso. Non sapea darsi pace; vedendo la moglie in tali strettezze si avviliva; ogni poco le domandava perdono di averla rovinata, si struggeva in lacrime, e per tal modo, e a furia di compiangerla e di dolersi per lei, rendeva alla poveretta ancora più penosa la vita.
IV.
Giulio Barbarò non era un esperto pilota nel mare torbido e scoglioso dei debiti: la sua navicella si era trovata spesso sulle secche, e faceva acqua da tutte le parti. Egli non dormiva di notte per il pensiero affannoso dei creditori, e di giorno, sempre colla testa nelle nuvole, sbagliava i conti della ditta industriale, mentre lo angosciava pure il ricordo di suo padre, il disonore del suo nome e lo agitava il dubbio (il dubbio e la speranza insieme) che la Mary e lo zio Francesco si fossero, almeno in parte, ingannati.
Qualche volta la tenerezza vigile della moglie, riusciva a confortarlo, a stordirlo, ma l'incanto non durava a lungo... i tristi pensieri tornavano a stormi... e il poveretto ripiombava nello scoramento al riaffacciarsi terribile delle scadenze.
Ne aveva due per la fine del mese. Una di tre mila lire, l'altra di due mila ottocento.
—Come farò a pagare, come farò!... E se non pago, il protesto, gli uscieri, il sequestro!... Che cosa ho fatto di male per essere tanto disgraziato?