Quel poco che avea la Mary era già stato ipotecato; non trovava più danari da nessuno, e i creditori vecchi non accordavano dilazioni....—Lo volevano morto!

—Com'è tristo il mondo e incostante!—mormorava rodendosi dentro.—Prima si mette in lega per abbattere mio padre, adesso regge il sacco a mio padre per opprimer me!

—Eh, incostante, d'accordo!—rispondeva crollando il capo Donna Lucrezia, quando assisteva a quegli sfoghi.—Ma el vecio ga la forza... una forza che fa tremare!

—Io non accuso mio padre, anzi credo saranno tutte calunnie; soltanto voglio vivere. Perchè non mi lasciano vivere?

—Perchè... perchè la ribellion si vede chiara e lampante!... Sapete in fine che cosa dise la gente?... Dice che un figlio non ha il diritto di farsi giudice dei propri genitori, e che voi dovreste dimenticare certe storie ormai disperse in balìa dei venti, per ricordarvi solo che siete padre.... Padre, fio mio, padre!...—E la vedova corrugava la fronte, e alzava tutte e due le mani, con grande solennità.

Donna Lucrezia in quel momento era più che mai infervorata per rappattumare gli sposi col genitore. I restauri e l'assetto di Panigale erano compiuti. Tutta Milano discorreva di grandi feste che vi preparava il deputato Barbarò, e la Balladoro stava sulle spine. Una volta successa la pace si riprometteva d'installarsi a Panigale presso la Mary, e potendo darsi un merito per quella riconciliazione sperava di ottenere l'aiuto del Barbarò per la Regina delle Antille.

—Che splendori, fia mia!—esclamava di continuo anche colla nipote.—Quella sì, che se pol proprio chiamarla la Cà d'oro! E dire che... con un detto solo....—Senti, Mary, parlo come el cuor m'impone:—fa il primo passo... e cerca di poter essere a Panigale, per il giorno dell'inaugurazion. Animo, animo, piavola; ricordati che sei madre, e movete, se non altro per la tua creatura!

Tanto calore e tante chiacchiere, se impressionavano Giulio e sbalordivano la Mary, non riuscivano per altro a smuoverli dal loro proposito. La Mary era inflessibile; aggrottava le ciglia, si faceva pallida, non cedeva d'un punto; Giulietto era sempre dell'opinione della Mary, e anche quando l'eloquenza di Donna Lucrezia lo impacciava un poco, bastava un'occhiata della moglie per rimetterlo in carreggiata. Insomma il coraggio e la costanza non mancavano... così non fossero mancati i quattrini. Invece non venivano da nessuna parte, e si avvicinava la fine del mese.

Dopo continui rifiuti, il poveraccio avea avuta l'idea di rivolgersi alla Ditta Industriale per chiedere un'anticipazione; ma in sul più bello non ebbe il coraggio di farlo. I superiori, da qualche tempo, lo trattavano con insolita durezza e si lamentavano delle sue distrazioni e della sua negligenza. Giulietto ancora non ne sapeva niente, ma la Ditta Industriale voleva metterlo al punto di licenziarsi, per non dar ombra all'onorevole Barbarò.

Conoscenti ne contava parecchi, ma nessuno a cui poter ricorrere. Di amici... di amici ne aveva uno solo: Clementino Scettola, già suo compagno d'ufficio, ma poi licenziato perchè aveva il vizio di alzarsi troppo tardi la mattina. E appunto a Clementino, non avendo da scegliere, si rivolse il buon Giulietto, ridotto proprio in extremis.