Ma quando mai non ci aveva pensato anche prima a Clementino!... Quello era un amico vero, pronto a buttarsi nel fuoco "per Barbarò II, principe ereditario di tutte le Californie!..." Un giovane pieno di espedienti, un furbaccio che in un amen faceva scaturire i soldi a cappellate, uno che si vantava di essere il Baedecker degli strozzini!
Appena Giulietto, arrossendo, gli ebbe confidato il suo misero stato, e il bisogno urgente di danaro in cui si trovava, l'altro gli tirò un forte pugno sopra una spalla:
—Ti chiami Barbarò, sei il principe ereditario di tutte le Califor....
—No, scusa, devi sapere...—obbiettava timidamente Giulietto,—ma l'amico non lo lasciò continuare e gridando ancora più forte: "Hai un nome che vale una Banca, e sei tanto bestia da sgomentarti per poche migliaia di lire?" e gli scaraventò un secondo pugno.
Giulietto si ritirò un poco, grattandosi la spalla.—Scusa... devi sapere....
—Quanto ti occorre?... Sei mila lire?... È poco: facciamo la somma tonda, diciamo le otto....
—Ma....
—Non temere; lasciati guidare da chi ne sa. Più è grossa la somma e più gli usurai sono pieghevoli. Mille lire occorrono soltanto a un disperato, ma otto mila lire è la domanda di un signore. Vuoi che tentiamo il colpo sulle dieci?....
—No... no... otto mi bastano!—rispose Giulietto spaventato.