—Ti bastano?... Le hai in tasca. Mi fai una cambialetta e io la porto al Vacchetti, uno strozzino d'alto bordo, che non mi ha mai detto di no. Non è un secolo, la settimana scorsa ho fatto dare dal Vacchetti quindici mila lire a un ufficiale del Savoia, che le aveva perdute al club e che voleva suicidarsi.—Matto, lascia fare a me!—gli ho risposto,—e Clementino diede un urtone a Giulietto, come quello che dovea aver dato all'ufficiale di Savoia cavalleria.—Lascia fare a me!... Vado dal Vacchetti, era a colazione, ma la serva mi conosce e mi fa passare.—Caro Vacchetti, sono qui per un affare così e così, e gli raccontò la storia. L'altro si alza, e senza dire nè hai nè bai, mi conta l'una sull'altra le dodici....
—Le quindici....
—.... Le quindici mila lire!... Usuraio, ma coi guanti! Oh è vero che non tratta altro che colla prima nobiltà. Soltanto....—Clementino si fece serio a un tratto, sgranò gli occhi, strinse le labbra—soltanto c'è un guaio....
—Che c'è?—domandò Giulietto cui dopo un così gran sollievo si era di nuovo stretto il cuore.
—È capace di pretendere il dieci per cento!...
—Oh, anche il dodici!—esclamò l'altro tornando a respirare.—Anche il dodici!...
—Allora è fatta. Se poi non si potesse combinare col Vacchetti....
—Dunque non è sicuro?
—Sicurissimo, dico per dire,—se non si potesse combinare col Vacchetti, si potrebbe tentare dalla signora Amalia di via Torino.