La Mary, rimangiando le sue lacrime, cercava di consolarlo dicendogli che non doveva lasciarsi abbattere in quel modo, e che forse il signor Ambrogio avrebbe potuto rispondere una buona parola.

Ma la mattina dopo, era proprio il giorno della scadenza, il signor Ambrogio invece di una buona parola, mandò un ottimo consiglio, quello che "un giovane per conservare la quiete d'animo, e per vivere onorato, non dovea mai mettersi a far cambiali." In quanto poi alla Ditta, aveva il dispiacere di avvertirlo, che dovendo ridurre il numero dei propri impiegati, per il mese venturo, lo lasciava in libertà.

Il povero Giulietto non disse una parola; si cacciò in letto, e la Filomena fu mandata in cerca del medico. La vecchietta, di sua testa, andò poi anche da Donna Lucrezia.

—È tempo, signora padrona, che si metta in moto per quei poveri ragazzi!...

—Il mio dovere l'ho sempre fatto, siora Pampaluga!

—Bisogna aiutare quelle due creature che mancano di tutto, e che credo minacciate da una gran rovina, per via di un pagamento grosso.

—Bagattelle!—esclamò la Balladoro trasecolata,—ci sarà per aria una qualche cambiale!—Ma poi soggiunse con gravità:—In tutti i casi non abbandonerò il mio sangue; el cuor no l'è una patata!

E gli aiutò in modo che i due giovani furono rovinati intieramente.

Ricorse a un cavalocchio il quale riuscì ad allontanare per altri tre mesi la catastrofe, ma la Mary gli dovette metter nelle mani tutto il suo, e così, con un'ipoteca messa sull'altra, il capitale fu coperto, e alla nuova scadenza c'erano più debiti di prima, senza l'impiego, senza danari, e senza più speranze di poterne trovare.

La Mary voleva resistere ad ogni costo, e resisteva ancora. Si era messa a lavorare, e ricamava e cuciva di bianco, giorno e notte. Voleva resistere e resisteva, ma erano colpi terribili per il suo coraggio ogni volta che vedeva soffrire il marito, sempre ammalato, ogni volta che vedeva il bimbo gracilino, languire e intristirsi. Si era trovata in mezzo ai protesti, ai sequestri, agli insulti dei creditori; si era ridotta a vivere in una soffitta. A poco a poco aveva venduta la roba che le era rimasta, e la Filomena avea rifatte le luride scale delle Agenzie di prestiti. Per il continuo lavorar d'ago le si sciupavano gli occhi; si spezzava il petto sul tombolo, e Giulio imprecava disperandosi, e si dava pugni nel capo, poi le domandava scusa, fra i nodi di tosse. Il medico non prediceva nulla di buono pel bambino, se non lo conducevano ai bagni di mare. Pure essa sentiva il dovere sacro, imprescindibile che le incombeva verso la memoria del padre suo; aveva fede nelle preghiere, in un miracolo della mamma, e si ostinava a resistere fino all'ultimo, quantunque anche la gente si allontanasse da lei perchè tutti la condannavano; tutti, meno la Filomena che non si reputava da tanto di giudicarla, e meno la marchesa di Collalto, che poco poteva fare, perchè era a corto di quattrini anche lei, col marito che precipitava verso la fine, e pareva volesse ingoiare tutta la casa.