Passeggiò su e giù per un'ora, e a mano a mano il dolore vinceva la collera. In fine si confortò un poco pensando che la battaglia non era ancora perduta, che aveva quasi due anni di tempo dinanzi a sè, e che certo, per quanto dipendeva da lui, non avrebbe mai avuto il rimorso di aver ceduto d'un punto. Occorrendo avrebbe anche trovato il modo di dare una buona lezione al signorino!
Intanto, era ciò che più premeva per il momento, voleva continuare a tenere la Mary a Nizza... lontana dalle chiacchiere di Donna Lucrezia che le facevano perdere il cervello... e lontana, specialmente, da Giulio Barbarò.
—Che coraggio, per altro, in quella ragazza! E quanta fermezza!
Poi, prima di andare a letto, pensò di scrivere appunto alla Balladoro, lagnandosi anche con lei per quanto era accaduto, e ingiungendole d'imporre in suo nome, al signor Giulio Barbarò, di tralasciare immediatamente di corrispondere anche per lettera, colla signorina Alamanni.
Bisognava tentare ogni via per dividerli quei due ragazzi, e per fare in modo che finissero col dimenticarsi.
Mentre l'Alamanni scriveva a Donna Lucrezia era tutto quiete e silenzio, dentro e fuori della piccola casetta. Solamente fra mezzo al gorgoglìo incessante delle onde del mare si udiva ancora, a volte vicino vicino, a volte più lontano, lo stridore del ferro di un bastone che strisciava sul lastrico della strada... e c'era sempre lume alla finestra della Mary.