Pompeo tornava a infuriarsi, e strapazzava il cocchiere perchè non faceva correre abbastanza i cavalli; ma poi a una voltata si arrabbiò perchè correvan troppo, e lo percosse col bastone sulla schiena.
Non poteva star quieto; e borbottava a mezza voce:
—Le pianterò a mezzo tutti gli affari! Penserà il maggiore a levarla dagli imbrogli. Sì.... Sì.... Domani le scriverò una lettera fulminante. Le voglio dire che non mi garba di portare il moccolo!
I cavalli correvano sempre in mezzo alla notte buia d'estate, senza stelle, senza chiaror di luna, pesa, soffocante. Un odor grasso di campagna faceva presentire la pioggia vicina. Pompeo tacque a un tratto, e si rincantucciò. Stette così lungamente, rimuginando e rodendosi i peli dei baffi.... Pensava.... pensava cogli occhi fissi, spalancati nel buio....
A un tratto si scosse, si rizzò a sedere, come per seguire un'idea che temeva gli sfuggisse.... e in fine, così solo, scoppiò in una sghignazzata.
—Ah! ah! ah!.... Sarà un colpo da disperato, ma non ho da scegliere; e poi, con questo, se non riescirò dove voglio, mi sarò almeno vendicato!
Il giorno dopo egli non scrisse nessuna lettera alla marchesa; invece continuò a prendersi cura de' suoi affari, andando al Villino delle Grazie colla solita frequenza, mostrandosi come prima servizievole e rispettoso, facendo continui complimenti al Martinengo, e esprimendo il desiderio di entrare con lui in buona amicizia.