—E... sapreste indicarmi a che ora è più facile trovarlo in casa?...
—Di solito non saprei dire, ma in questi giorni lo deve trovar di certo perchè è agli arresti: portava la visiera del berretto troppo piccola, e il generale Casanova lo ha consegnato.
L'omino sorrise, poi si alzò quasi subito, e scese lentamente i Portici di Po, avviandosi verso la Piazza Vittorio Emanuele.
Beppe Micotti, l'omino non era altri che lui, inviato dal Barbarò con un incarico delicatissimo, rimuginava intanto nella sua testa ciò che dovea dire al marchese.
—Lo liscieremo e lo aduleremo...—e subito trovatosi di fronte all'ordinanza, gli domandò se Sua Eccellenza il marchese era in casa, e lo pregò di andargli a domandare se si degnava riceverlo.
—Chi gli devo dire?...
—Serafino Bianchi,—rispose il Micotti che si era preparato lungo la strada anche a quella domanda.
L'ordinanza scomparve per un uscio a cristalli smerigliati e il Micotti rimase in anticamera ad aspettare. Dopo un momento, dietro i cristalli apparve un'ombra, e dalla fessura dell'uscio si mostrò un'occhio nero che spiava, e un pezzetto di testina riccioluta. Poi l'ombra scomparve, e si sentì squillare nell'interno della camera una risata argentina di donna. Intanto si presentò sull'uscio l'ordinanza ritta, impettita, e senza dir motto fe' cenno all'altro di passare, e gli chiuse dietro la porta, lasciandolo solo col marchese.
Stefano di Collalto si voltò per guardare il suo visitatore, e con la faccetta imberbe rideva ancora dietro alla ragazza che avea fatto scappare nel gabinetto di toeletta. Era un cosino lungo lungo, magrissimo, straordinariamente calvo per la sua età, con la carnagione diafana e lentigginosa dei biondi rossicci.