Il marchesino aspettò il signor Bianchi il giorno dopo; ma questi, nè il giorno dopo, nè il seguente non si lasciò vedere. Venne invece la sera del terzo, e a Stefanuccio sembrò assai mutato. Era meno espansivo; tutto pieno di dubbi e di reticenze.
Il ragazzo, tanto per incoraggiarlo, gli lesse una lettera molto affettuosa dello zio Diego.
—Scusi, signor marchese.... scusi se le fo una domanda.
—Dica, dica....
—Da quanto tempo ha ricevuta questa lettera?
—Da una quindicina di giorni.
—Gli è, vede,—continuò l'altro con un tono particolare e assai espressivo,—gli è che in questo tempo... il suo signor zio potrebbe essersi mutato.
—Chè! mio zio non si occupa de' fatti miei.
—No, no,—continuò l'altro lentamente, lisciando il cappello col dito.—Non si dubita di lei. Si dubita che il matrimonio della signora marchesa possa spiacere al marchese Diego.