La notte calava oscurissima; alla noia gli si aggiungeva la molestia dello stomaco vuoto, e le inquietudini, allontanate ad una ad una, ritornarono a un tratto tutte insieme.

—Se quel cane del Bianchi mi ha tradito, lo strozzo con queste mani!...

In fine, l'affanno, la smania era tanta, ch'egli avrebbe preferito di saper subito la verità, qualunque fosse, piuttosto di soffrir ancora per due ore quell'agonia.... Ma invece quando il treno rallentò il moto sotto la gran tettoia innondata di luce della stazione di Milano, e cacciato il capo fuori del finestrino vide sua madre che lo aspettava, egli avrebbe voluto essere ancora lontano. Dal pallore, dall'espressione del suo viso, dal modo stesso con cui essa gli veniva incontro, capì subito, con una stretta al cuore, che non si era ingannato ne' suoi timori e che quel furfante lo aveva rovinato.

—Mamma! Mammetta cara!—esclamò correndole incontro ed abbracciandola, con straordinaria effusione.—Che cosa è successo per spaventarmi così?... Temevo tu fossi ammalata!...

Angelica si lasciò baciare, ma non abbracciò suo figlio, e con voce rotta, mormorò:

—Lo zio sa tutto! È in una collera terribile!... Non vuol far nulla per salvarti!


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VIII.