Le cambiali delle ottantamila lire, colle firme false, erano capitate all'improvviso, proprio come un uragano d'estate, in mezzo alla tranquillità serena e ridente della buona Angelica.

Il primo colpito era stato il vecchio zio, grazie a un bigliettino del commendatore Barbarò col quale gli si dava avviso che alla Banca degl'Interessi Lombardi Provinciali erano stati girati da Livorno, per l'incasso, vari effetti colla sua firma.

Diego di Collalto si precipitò alla Banca e fu ricevuto subito dal Commendatore, in persona, il quale, al vederlo, licenziò con un cenno il segretario ch'era nella sua stanza.

—Non c'era bisogno di tanta premura!... S'accomodi; prego.... C'era tempo tutt'oggi, e anche domani, fino alle due.

Il vecchio guardò Pompeo con un piglio suo particolare tra l'altezzoso e l'impertinente, e aprì la bocca per parlare:

—Ma...—e si fermò. Il banchiere, sorridendo ossequiosamente, levava dal portafoglio varie cambiali, che spiegò sullo scrittoio.

—Ma.... ci deve essere uno sbaglio di nome....

—Marchese Diego di Collalto?...—rispose Pompeo lentamente.—Ce ne sono altri del suo illustre casato, che portino lo stesso riverito nome?...

—No....