—Io già,—continuò il marchese,—non pago niente. Ottantamila lire non le ho, e non voglio mettermi a contrar debiti per gli altri, io che non ne ho mai fatti per me. Stasera lei, sarà ancora visibile alla Banca?
—Certo!... Si figuri!... ma la signora marchesa non deve incomodarsi, diamine! Mi recherò io stesso a inchinarla, dove la signora marchesa mi vorrà far l'onore di ricevermi. Diamine, diamine!... Si figuri! Stasera, anzi, dovevo andare a Roma... volevo parlare alla Camera a proposito dei dazi protettori—(il deputato Barbarò, a sentirlo, doveva sempre parlare alla Camera, e viceversa non apriva mai bocca)—ma ci rinunzierò e mi fermerò a Milano. Per bacco baccone!... Da tanti anni sono... sento... la più gran devozione per la nobile famiglia dei marchesi di Collalto e non vorrei, per tutto l'oro del mondo, rifiutarle proprio adesso, in un momento così... così grave, la mia umilissima servitù.
Il vecchio sorrise con una smorfia e un cenno del capo, che potevan passare per un ringraziamento.
—Guardi bene, per altro,—soggiunse dopo un istante di silenzio,—di non compromettermi con la marchesa, e anzi, mi faccia questo piacere, di aiutarmi a tener fermo. Io voglio sperare che riunendo tutto ciò che rimane a... a quella gente, potranno ancora, se non subito, con un po' di quiete, riparare questo colpo....
Pompeo scosse il capo in segno negativo.
—E allora, peggio per loro!—strillò il marchese tornando a infuriarsi. Io non voglio subire una débâcle per i vizi di mio nipote. Ottantamila lire?... In pochi mesi?—Se fossi anche tanto imprudente da pagare oggi, mi assicura lei che avrei finito, e che sarei sicuro di non dover domani ritornar da capo?
—Oh per questo non c'è da illudersi, il marchesino ha il vizio nel sangue; ha la prodigalità ereditaria. Talis padris...—e il commendatore interruppe il latino che non gli veniva bene con una volgare sghignazzata.
—Vede dunque—esclamò il Collalto cogliendo la palla al balzo.—Vede dunque?... sarebbe inutile!... mi sacrificherei per niente!... mi dà ragione anche lei!...
—No, scusi, signor marchese; non posso darle ragione. Sono disgrazie che quando capitano in una famiglia, bisogna portarne tutte le conseguenze. So anch'io che il boccone è amaro da ingoiare, tanto più col pericolo di tornar da capo..., ma d'altra parte, le par possibile di poter lasciar mettere in prigione suo nipote il suo unico nipote, un Collalto?...—E il processo, signor marchese? E la pubblicità dei giornali?...—Capisce bene, il nome sarebbe rovinato per sempre, e lei, lei stesso, non potrebbe più vivere in società, tenere quel posto così eminente che ha nella nostra aristocrazia....
Il marchese non diceva più una parola: sbuffava di rabbia.