Il ne faut jurer de rien!

Pompeo Barbarò sorrise, e guardò il Collalto senza aggiunger verbo; non aveva ben afferrato il senso di quelle parole.

Il marchese Diego, sebbene avesse avuto la forza di vincersi in faccia a Pompeo, se ne andò via portandosi la spina nel cuore, e arrovellandosi contro suo nipote, contro Angelica, e contro il Martinengo che faceva i conti sulla sua morte.

—E quel Barabò, quel Barabao, quello strozzino arricchito, che dopo aver ingoiata Villagardiana, protesta la sua devozione a mia nipote? impostore!... ipocritaccio!...—borbottava toccandosi le punte dei baffi.

—Pure... pure non c'è da scegliere. In questo momento bisogna fargli un po' di buon viso. Lui solo ha le mani in pasta e può trovar la maniera di accomodare le faccende senza rovinarmi!...—Sicuro... sicuro... è antipatico, ma non si può far senza di lui!... Intanto andiamo subito a Gallarate. Cominciamo a far ballare anche mia nipote: tocca a lei; la madre è lei!

Con tanta bile in corpo il marchese Diego arrivò al Villino delle grazie, più verde dei suoi mustacchi e dei suoi capelli. Angelica passeggiava in giardino con Andrea, e... fu per caso?... fu per misterioso presentimento?... certo è che appena le fu annunciato il marchese Diego, divenne pallida e si sentì una stretta al cuore.

—Mio Dio, che cosa ci sarà di nuovo?—esclamò istintivamente alzando timorosa gli occhi grandi e buoni, in faccia al Martinengo.

—Che vuole che ci sia di nuovo?—nulla!...—le rispose Andrea il quale dava a preferenza del lei anzichè del tu all'amica per un sentimento gentile, di rispettosa tenerezza.—Il marchese verrà a farle una visita.

—Non ci viene mai a Gallarate!—rispose Angelica, e quantunque inquieta, mosse incontro allo zio, sforzandosi di mostrarsi amabile e contenta.