—Sicurissimo.

—Allora è caduto in un tranello, e bisogna sentire prima di giudicare. Bisogna sentire le sue ragioni, le sue difese, le sue scuse....

—Gli puoi telegrafare di venir subito a Milano.

—Ah zio, zio mio,—esclamò in fine la poveretta prorompendo in lacrime,—zio mio, abbi pietà, di quel ragazzo.... Perdonagli, te ne supplico, zio, te ne scongiuro!

—Oh in quanto a perdonare, può darsi,—rispose il marchese Diego con un sorriso che in quel punto diventava feroce,—ma pagare no, no di certo. Dove le trovo, ottantamila lire?...—e dondolandosi tutto, e facendo scricchiolare le scarpettine inverniciate,—La plus belle fille du monde,—continuò,—ne peut donner que ce qu'elle a!

—Ma allora... allora che cosa potrà succedere? Che cosa faranno a mio figlio?!

—Eh!...—rispose il vecchio elegante stringendosi tutto nelle spalle e allargando le braccia mentre sibilava quell'Eh!... che passò freddo, come una lama, nel cuore di Angelica.

—Pensa che abbiamo il tuo nome.... Pensa che siamo il tuo sangue. Non ci puoi abbandonare.—Vorrai consigliarci.... vorrai che il nostro onore sia salvo!

Il marchese le prese una mano e gliela accarezzò per farle cuore. Dar quattrini non poteva, perchè non ne aveva; ma in tutto il resto, si metteva a sua disposizione. Andare, girare, parlare, brigare, era disposto a tutto. Era venuto apposta a Gallarate per prenderla e condurla subito a Milano. Si sarebbero abboccati la sera stessa col signor commendator Barabbò e insieme avrebbero cercata la via, se ce n'era una, per riparare, o almeno mitigare quel colpo terribile.

—Il Barbarò?—demandò Angelica facendosi ancora più pallida.—Come c'entra il Barbarò?...