—Ho già avuto l'onore di mettermi a disposizione della signora marchesa, e del marchese Diego; la somma occorrente posso prestarla io. Oh senza che mi dicano neppure grazie: un prestito d'amico!...

Angelica a quell'offerta, si sentì premere il cuore e le corse una vampa di rossore fin sul collo. Invece il marchese respirò.

Barabò, presta la somma,—pensò subito tra sè,—e se fosse disposto a concludere direttamente il prestito con mia nipote, senza tirar me nell'impiccio?

—Ma noi,—osservò Angelica sforzandosi di nascondere i singhiozzi colle parole, e rimettendosi un poco dal suo sbalordimento,—ma noi ancora non abbiamo sentito Stefano.... Lo accusiamo alla cieca, troppo in fretta, e pensiamo a provvedimenti... che forse... saranno inutili.

Il Barbarò si strinse nelle spalle, quasi gemendo.

—Pur troppo... da mie informazioni particolari.... Non potrei lasciare su tal proposito... nessuna speranza.

Il marchese Diego pestò i piedi; Angelica si sentì mancare.

—Capisco, del resto, capisco benissimo le loro esitazioni nell'accettare la mia offerta. Io stesso, non avevo coraggio... ma poi l'ho fatta, perchè, al momento, non c'è di meglio. Posso tranquillare per altro la loro delicatezza... sarà il prestito di pochi giorni, e agevolerò al marchese tutte le pratiche necessarie per il mutuo....

—Il mutuo?...—interruppe l'altro con un tono quasi flebile.

—Le consiglierei nel caso suo,—continuò il Barbarò rivolgendosi al marchese,—di fare un mutuo colla Cassa di risparmio: ogni anno, oltre agli interessi, pagherà una rata graduale di capitale....—In una ventina d'anni, gli eredi del suo patrimonio lo avranno intatto.