—Grazie tante!—esclamò il vecchio mostrando i denti con un sorriso che pareva un morso.—Mia nipote ha una dote; di più... qualche piccola porzione del patrimonio dei Castelnuovo e dei Collalto deve esserle rimasta. Può combinarlo col suo il mutuo, senza dar tanti pensieri a me, che non sono più giovane, e che non c'entro.

—Oh sì, sì,—proruppe Angelica,—tutto il mio son disposta a darlo, volentieri, di gran cuore, pur di non sacrificare nessuno!—E così dicendo levò per la prima volta, titubando, gli occhi pieni di lacrime in faccia al signor Pompeo. Oh se avesse potuto pagare col suo sangue, come lo avrebbe dato tutto volontieri!

Pompeo strinse le labbra, abbassando il capo; poi tornò a toccarsi la spilla, a far ballare i ciondoli del catenone...: era assai impacciato a rispondere.

—La dote... non si può toccare. Poi... non sarebbe sufficiente al bisogno. Per concludere un mutuo di ottantamila lire, occorre un fondo del valore, almeno, di cencinquantamila!...

Il marchese Diego, a tali parole, tornò a infuriarsi.

—No! No! No!... non commetterò mai un così grosso sproposito!... Anche lei,—e si rivolse tremante di collera al commendatore,—anche lei mi ha dichiarato stamattina che il ragazzaccio ha il vizio nel sangue, che non si può correggere, e che tappato un buco, mi troverei daccapo con un altro!... Se non ci ha da essere un rimedio, tanto vale abbandonarlo al suo destino senza rovinarmi, senza assassinarmi!...

Angelica e il Barbarò stettero zitti, lasciandolo sfogare senza mai contraddirlo, il che accrebbe per un poco il suo dispetto, ma finì poi collo stancarlo. Dopo tanto gridare non volle prometter nulla, non volle obbligarsi.—Finchè c'è tempo,—pensava, c'è vita!

Non poteva aspettare a risolversi, alle due del giorno dopo?... Ebbene, ci voleva pensare ancora, per quella sera non se ne dovea parlar più; aveva bisogno di calmarsi, di svagarsi, se no, lo prendeva una sincope!...

Borbottando camminò un altro poco su e giù per la stanza, poi fermandosi dinanzi alla nipote, che si asciugava gli occhi, le domandò se Stefano poteva arrivare quella sera stessa, e le dichiarò che non voleva vederlo. Quindi, dopo aver combinato a che ora si sarebbero ritrovati il giorno seguente, si dispose a uscire col Barbarò; ma nel salutare Angelica ritornò garbato, galante, mettendosi a sua disposizione per tutta quella sera, e offrendole di accompagnarla in qualche teatro, oppure al Cova,—se vi voleva fare un'apparizione che (come diceva) avrebbe rivoluzionato!—Angelica, ringraziò rifiutando, e il marchese cominciò a ridere e a scherzare per un altro verso.