—Capisco... si capisce... Avrai promesso a Gallarate di scrivere!... Fortunato mortale!...

Angelica sorrise senza negare. Non volle negare perchè c'era quell'altro presente.

—Il matrimonio, dunque, è cosa certa?—domandò subito il Barbarò al marchese Diego, appena furono soli in istrada.

—Credo... credo di sì. È difficile che una donna come mia nipote, si lasci sfuggire l'occasione di commettere uno sproposito.

—Pare impossibile: un matrimonio così balordo e inopportuno. Vuol dire che sarà molto innamorata.

—Molto o poco, fa lo stesso: l'amore non ha misura. Innamorata lo è di sicuro, e a modo suo, che è il peggiore: un innamoramento di testa. Angelica è sentimentale... è un'esaltata: più che essere innamorata del Martinengo, è innamorata dell'amore, del romanzo!

—E per così poco non ragiona più, e sta per commettere....—Pompeo Barbarò guardò il marchese prima di finire, ma incoraggiato dal suo contegno continuò,—sta per commettere una grossa corbelleria!

—D'accordo,—rispose il vecchio imbronciandosi di nuovo.

—Con questo matrimonio,—seguitò il commendator Pompeo,—rovina sè, rovina suo figlio... e terminerà col rovinare anche lei, signor marchese!

—Anche me?—domandò il Collalto fermandosi sui due piedi.