Angelica non profferì motto, tenne dietro al servitore, ed entrò dallo zio.

Benchè i vetri fossero stati aperti, c'era nella camera un puzzo di rinchiuso, misto coi profumi delle pomate e delle acque odorose.

—Nipotina mia!... che bella apparizione!—esclamò il marchese Diego, seduto sul letto, coperto con una giacca di lana bianca orlata di seta azzurra, con un gran foulard scarlatto intorno al collo, e un berrettino di maglia nera tirato davanti sugli occhi, e dietro sulla nuca, perchè la testa non era stata ancora preparata.—Che bella apparizione!... Prendi anche tu la cioccolata?...

—No, zio,—rispose Angelica tossendo un poco.

—Allora prepara soltanto la mia,—disse il marchese al servitore, che se ne andava.—La metterai al fuoco quando suono.—Vieni qui!... Vieni qui più vicina, bellezza mia,—disse poi stendendo una mano ad Angelica, e tirandola presso la sponda del letto.—Queste visite delle belle signore sono i vantaggi dell'età!... magri vantaggi!—e il vecchio sospirò ridendo.

Angelica, con uno slancio improvviso, si portò alle labbra la mano dello zio e la baciò ripetutamente, sciogliendosi in lacrime.

—Animo... animo... non facciamo tragedie!—borbottò il Collalto colla voce su quel subito diventata stridula, e strappata la mano dalle strette della nipote, la cacciò infastidito sotto le lenzuola.

Angelica cadde ginocchioni piangendo più forte, e nascondendo la faccia contro il letto.

Il marchese, colle braccia tirate sotto le lenzuola, stecchito e immobile come un idolo indiano, la guardò crollando il capo. Ma nè la vista, nè il profumo dei capelli biondi, nè il candore del collo delicato, nè il bel corpo flessuoso che fremeva per l'urto dei singhiozzi, ottennero un sentimento benevolo di pietà. Dagli occhietti rossi e spelati del vecchio, dalia faccetta viscida e rugosa, che spuntava appena sotto la berrettina e dentro le pieghe del foulard, trasparì soltanto un moto di fastidio, e un'espressione, prima di sarcasmo, poi di collera, e quasi di odio, mentre i peli dei baffi verdi, spioventi perchè non ancora incerati, si agitavano rabbiosamente, mettendo in mostra i bei denti bianchi.

—Alzati!... alzati!... sono pianti inutili!... Io non posso più far niente.