—Ma non capisci, zio,—esclamò Angelica balzando in piedi, e col viso ancor tutto in lacrime, rosse le guance, i capelli arruffati,—non capisci, zio, che è impossibile ciò che si pretende... che ciò che si vuol far di me è infame?...

Infame?... impossibile? Eh, paroloni, e coi paroloni, bimba mia, non si può ragionare. Credi di esser la prima che faccia un matrimonio di convenienza? Chè!... sono gli altri, anzi, i più rari: i matrimoni d'amore... e sono anche quelli che riescono peggio!... In fine, capirei tutte queste lacrime, tutto questo sgomento in una ragazza che... che non conoscesse il mondo... che fosse ancora alle fanciullaggini degli innamoramenti e delle romanticherie.... Ma tu sei una donna fatta; hai un figlio che, fra poco, avrà vent'anni, e devi lasciare da una parte la poesia.

Il vecchio cercò il fazzoletto sotto il capezzale; si soffiò il naso, poi tornò a rizzarsi e ad accomodarsi nel letto, e cercando di addolcir la voce per rendersi più persuasivo, continuò:

—Guarda, per esempio, la contessa di Nave;—te l'ho fatta vedere ier sera sui Bastioni: quella bellissima donna, ancor giovane, con un cappello magnifico, a grandi piume bianche e nere?—Ebbene, da ragazza le fecero sposare, contro voglia, il conte di Nave che avea trent'anni più di lei.... Durante il matrimonio fece una vita brillantissima, senza mai far parlare di sè; soltanto credevamo tutti che, una volta rimasta vedova, avrebbe sposato suo cugino Vidolenghi... Invece sposa adesso suo cognato, maggiore di suo marito di una decina d'anni, e tutti l'approvano, e il Vidolenghi, che è un uomo di testa, per il primo. Con questo matrimonio la sostanza dei Nave rimane tutta in casa!... Nipotina, nipotina cara, l'amore è un di più; il necessario è l'aritmetica!

Angelica si asciugò gli occhi ed aspettò un momento a rispondere. Vedendo che con tutte le sue lacrime non sarebbe riuscita a commuovere quel fantoccio ridicolo e crudele, vedendo che non era, e che non poteva essere nè capita, nè compianta, soffocò in sè stessa tutto il suo grande amore, tutto il suo grande dolore, e cercò altri argomenti meglio adatti a persuadere lo zio Diego.

—Allora ti dirò che rifiuto assolutamente l'offerta che mi vien fatta per un'altra ragione importantissima.

—Quale?

—Non solo amo... un'altra persona; ma questa persona ha pure la mia promessa più sacra e formale.

—Se non vi sono altri ostacoli, mi prendo l'impegno volentieri di andar io stesso a parlare col maggiore. Lo metterò al corrente del pasticcio delle cambiali, delle firme false, gli dirò tutto ciò a cui andrebbe incontro tuo figlio se tu rifiutassi l'offerta che ti vien fatta, soggiungendo pure che tu sei sempre pronta a mantenere la tua promessa ove lui stesso non te ne sciolga volontariamente. E vedrai, vedrai che se non è un matto, o un birbante, ti renderà la tua parola. Che diamine!... quanti matrimoni non sono andati a monte per molto meno!...

—Ma tu non conosci Andrea!—proruppe Angelica sbigottita e fremente.—Mi renderà la mia parola; sì, mi renderà la mia parola... ma ne morrà... poi è capace di tutto, di disperarsi, di uccidersi!...