Gli avvenimenti inaspettati e precipitosi si eran seguiti in quei due giorni senza un sol minuto di tregua tanto che Angelica ne era rimasta come intontita. Le pareva di sognare; non aveva nella mente altro che un punto solo fisso e ben chiaro: Andrea: correre da Andrea, dirgli tutto; farsi salvare da lui.

Salvare?... in che modo avrebbe potuto?...

Non sapeva; ma essa lo credeva capace anche di un miracolo, e il suo cuore d'innamorata aspettava appunto un miracolo da lui.

Appena lasciato lo zio Diego, Angelica ritornò subito all'albergo, mandò all'Anonima a ordinare una carrozza, e ancora nel montar le scale cominciò a leggere la lettera da Nuvolenta, che avea trovata dal portiere, in cui Andrea si mostrava inquietissimo per l'agitazione e l'affanno che traspariva dalle parole scrittegli da Angelica, e la supplicava di lasciarlo venir a Milano o di comunicargli subito tutto ciò che era accaduto di nuovo. Angelica, per dargli un po' di pace, almeno fino a tanto che arrivava lei, gli telegrafò che partiva sul momento per il Villino delle Grazie. Ma non aggiunse una parola di più, e Andrea invece di tranquillarsi rimase più inquieto di prima. Tuttavia (ripeteva fra sè) essa sta per arrivare; questo in ogni modo, era per lui il più importante... era una consolazione che a mano a mano si faceva sempre più viva, e dissipava tutte le incertezze, tutti i timori.

—Arrivava lei!... lei!... Angelica!...

Non poteva pensare ad altro, non poteva star fermo.

—Che cosa sarà mai successo?... che lo zio Diego non voglia pagare?... come sarà inquieta, povera Angelica!... Ah se avessi io ottantamila lire!...—Tornò a guardar l'orologio.—Fra un'ora intanto sarà qui, e sentiremo... Sarà qui!...

La vide in quel punto, sorridente, viva; vide i suoi occhi grandi pieni di dolcezza e di amore....—Fra un'ora!—gridò, e in uno slancio di tenerezza beata che gli traboccava dall'anima, promise a sè stesso di confortarla di tutte le sue pene, di amarla anche di più per tutti i suoi dolori.

—Ah, se fossi ricco!... Che cane quello zio Diego!... Come può resistere alle preghiere, alle lacrime di quell'angelo di donnina?... È tal'e quale il conte Prampero: la buccia un po' più levigata, ma sotto lo stesso egoismo, la stessa durezza... che cane!... Povera bimba mia come la tormentano!... Eh, ma a quel ragazzaccio di Stefano, parlerò io!... Se credesse mai di far crepar sua madre sta fresco! adesso non è più come una volta: adesso ci sono io, e posso mostrarmi, e farmi sentire!...