Mentre faceva seco stesso tanti bei proponimenti Andrea era ancora nella sua piccola cameretta. Pensò che ormai la carrozza di Angelica doveva esser poco lontana, e che avrebbe potuto andarle incontro sullo stradale di Gallarate.
—Sì! Sì!... Angelica buona! Angelica bella! Angelica cara!...
Si rivestì con cura; si mise una cravatta che piaceva ad Angelica, con uno spillino che le aveva regalato lei; una perlina rosea, levata apposta dal piccolo filo ch'essa portava sempre al collo dì e notte: erano le sue perle di ragazza.
Quando fu pronto si guardò un momento nello specchio arricciandosi i baffi, e benchè i suoi capelli folti e forti cominciassero a mostrarsi un poco brizzolati, non si dispiacque. Si cacciò in capo il cappello a cencio, con un piglio tra il militare e il conquistatore, prese i guanti, la mazza, e uscì fischiettando a fior di labbra:
Un dì felice, eterea
Mi balenaste innante....
Per evitar la gente, prese per la brughiera che fiancheggiava la via maestra, con un tratto di bosco.
Angelica, sicura di incontrare Andrea lungo la strada, avea più volte messo fuori dello sportello la testina bionda, per vedere se spuntava da lontano.
—Oh Andrea!—mormorò a un tratto arrossendo e impallidendo con un sussulto di tutto il sangue.
Andrea, che le era apparso all'improvviso, sbucando da un folto di pini, saltò sulla strada.