Era gaio, sorridente, col cappello in mano, e un mazzetto di fiori gialli all'occhiello: i fiori che Angelica preferiva.

—Ferma! Ferma!—gridò Angelica al cocchiere, e balzò dalla carrozza appoggiandosi alla mano di Andrea, il quale, appena vedutala, avea subito mutato di colore, e il sorriso gli si era spento sulle labbra.

—Che cos'è successo?

Angelica lo guardò con occhi spaventati.

—Che cos'è successo?—chiese ancora, e il fremito della voce tradiva lo sbigottimento interno.

La marchesa, voltandosi verso il cocchiere, gli ordinò di andare innanzi, di attraversare tutto il paese e di fermarsi poi al primo villino, che avrebbe trovato a dritta; domandasse se aveva paura di sbagliare: tutti gli avrebbero indicato il villino della marchesa di Collalto.

Essa voleva fare la strada a piedi.

La carrozza si mosse lentamente...; Angelica guardò ancora Andrea con un'espressione indicibile di amore, di dolore, di sgomento e poi, passandogli innanzi, prese un sentieruolo che dalla strada s'internava nella brughiera. Andrea le tenne dietro, senza osare d'interrogarla; capiva che Angelica voleva essere sola, sola con lui, prima di cominciare a parlare.

Ma Andrea, durante quei pochi passi fatti in silenzio, avendo visto che la sua presenza non era bastata a consolarla, s'indispettì, e s'imbronciò.