—Dal momento che lei mi domanda un consiglio non posso darle altro che quello buono... accettare!—esclamò Andrea sorridendo di nuovo colle labbra pallide, e sciogliendosi da Angelica con una garbatezza un po' ruvida e ostinata.

—Accettare?... lo dici così?... così... tranquillamente?... Ridendo?...—e Angelica colle piccole mani, che parevan diventate di ferro, gli strinse le braccia e lo scosse ancora più forte.

—Come dovrei dirlo?—Andrea cominciava a non potersi più frenare: le sue labbra tremavano, i suoi sguardi diventavano biechi, la sua ironia si faceva terribile.

—Come lo dovrei dire?... io non posso piangere come lei; io non ho il benefico sfogo delle lacrime!... io sono un uomo e rido, rido sempre, rido di tutti, e rido di me; ma il mio riso avvelena, brucia, ammazza più di tutti i suoi singhiozzi e le sue convulsioni, il mio riso, per Dio, non ha nè tregua, nè sollievo, nè pace!...

—Oh ammazza anche me il tuo riso,—e davvero, sai,—ammazza anche me, ed è cattivo ed è ingiusto. Ti pentirai, oh ti pentirai di essere stato senza pietà. Ma che cosa volevi tu che facessi? che cosa vuoi che io faccia?... abbandonare mio figlio al punto in cui si trova?... ti par possibile?... si tratta di processo, di prigione. Rispondi, Andrea, potevo farlo? posso farlo?

—Queste cose non si chiedono; dal momento che si chiedono si deve rispondere: no.

—Non farmi diventar matta!... Io era corsa da te attaccandomi all'ultimo filo di speranza, e tu questo filo l'hai spezzato brutalmente, aggiungendo le tue offese, i tuoi insulti, al mio dolore. Speravo... no speravo, volevo illudermi che la cosa fosse per sè stessa tanto orribile, che tu mi potessi convincere di rifiutare. Invece tu mi hai dato l'ultimo colpo. Se rifiutassi, tu che non hai il coraggio di consigliarmi a resistere, mi condanneresti nel tuo cuore, come mi condannerebbe il mondo, mio figlio, tutti!...

—Ah non è dunque il tuo sentimento di madre che impone questo sacrificio?... È la paura dei giudizi del mondo... di quello che direbbe la gente?... Non è mai il tuo cuore che ti guida, è sempre la tua testa!

—Non parlarmi di cuore e di testa, tu che la testa me la fai perdere, e che finisci di spezzarmi il cuore... tu che sei ingiusto... e vile.

—Angelica!—proruppe Andrea con impeto.