—Chi sa che cosa penserà quell'animale quando saprà che la marchesa sposa il Barbarò!... chi sa quante chiacchiere se ne faranno in paese!... si dirà che il Barbarò me l'ha portata via per i milioni!... eh per dir la verità, una gran bella figura non la faccio!
Qui si alzò di scatto lasciando dondolar vuota la poltrona, buttò via la sigaretta, e la schiacciò col piede.
—Ma il ridicolo,—esclamò fra i denti,—si può vincere col terribile. Se lo infilzassi quell'usuraio ladro?
Continuò un pezzo a passeggiare e a sbuffare su e giù sotto il portico. Era una sera afosa, pesante, non faceva fresco nemmeno lì fuori; doveva esserci un gran temporale in viaggio.
—.... Angelica, per altro, mi avrebbe ben potuto scrivere di andar da lei, a salutarla ancora... un'ultima volta!... Ah! non mi ha mai amato proprio sul serio!...
La domanda inopportuna di Giuseppe gli aveva messo in corpo una stizza che non potea vincere.
—No, non voglio pensarci!... non voglio diventar matto!... voglio stordirmi!...
Ma non c'era verso: giù giù, in fondo all'anima, in un cantuccio che si manteneva ben chiaro per quanto Andrea si sforzasse a far buio anche là dentro, vedeva, sentiva, piangeva amaramente la sua gioia di tutte le sere passate, quando saltava allegramente in carrozza, e andava di trotto al Villino delle Grazie, e Angelica gli veniva incontro rimproverandolo sempre che era tardi... ma ravvolgendolo tutto nella carezza dolce degli occhi innamorati.
....Più!... più!... mai più!...
Se proprio gli avesse voluto il gran bene che diceva... gli avrebbe almeno scritto di andarla a salutare... per l'ultima volta!