Intanto, che cosa farebbe quella sera? era prestissimo ancora! Bisognava farla passare!...
—E domani sera?... E dopo?...
Giuseppe aveva riso nel domandargli se dovea attaccare... cretino!... Auf! che vitaccia!... doveva ammazzarsi?... finirla?! no; avrebbe fatto troppo comodo a quel gran cane del Barbarò!... Il giorno dopo sarebbe partito e allora, lontano da quei luoghi, avrebbe sofferto meno, non avrebbe sofferto più.
—Il rompere le proprie abitudini è sempre una cosa seccante... ma quando ne avrò contratte di nuove... mi troverò benissimo. Cara quella contessa Florio!... se non altro da lei ci sarà più fresco!... ma che dirà a vedermi capitare?...—Allora pensò che gli avrebbe subito domandato di Angelica e ch'egli avrebbe dovuto raccontarle tutto ciò che era successo, e cambiò disegno e preferì di andare in Isvizzera, in un posto fuori di mano, dove non ci sarebbero stati altro che inglesi e tedeschi, dove nessuno conosceva lui, conosceva Angelica... dove non si sapeva niente di niente!
Guardò l'orologio. Il tempo non passava mai: se fosse, andato a letto a quell'ora era sicuro di non dormire.
E se Angelica gli avesse scritto, e quell'imbecille di Giuseppe non gli portasse la lettera?
—Giuseppe! Giuseppe!
—Co... co-comandi!—rispose l'ordinanza presentandosi e mettendosi in posizione.
—È arrivata la posta?