Frate, il padre Salvatore Cammaroto diventò presto popolare per la foga veemente e colorita delle sue prediche, e per la profonda carità del suo cuore e delle sue opere. Ma ben presto anche nell'interpretare, e specialmente nello spiegare i libri sacri, mise fuori il solito difetto; volle farsi rigido banditore della legge del Vangelo, e urtò contro gli interessi medesimi della Chiesa, suscitando un grosso scandalo, ond'ebbe a risentirsi un abate, appartenente ad un'illustre famiglia dell'aristocrazia romana, il quale non godeva fama di aborrire i piaceri e i beni terreni come il poverello d'Assisi.

Il Priore dell'Ordine chiamò allora a sè il padre Salvatore e lo ammonì severamente, esortandolo a voler temperare colla prudenza (prudentia est virtus directiva, secondo san Tommaso) la sua indole troppo vivace e battagliera. Ma il frate indignato di sentirsi rimproverare di ciò che reputava il più santo dovere del proprio ministero, si rivolse invocando giustizia e protezione al generale dei Francescani; poi, redarguito anche da questo savio prelato che gli ricordò con san Gregorio:... fortissimus qui seipsum vincit, ricorse direttamente al Papa, il quale gli fece rispondere imponendogli per castigo della sua insubordinatezza certi esercizi spirituali da compiersi in un piccolo monastero presso Trapani. Il padre Cammaroto ubbidì al supremo comando più rassegnato che convinto; a poco a poco lo scoramento, il dubbio turbarono, vinsero l'animo suo; pensò che i preti di Cristo, non erano migliori dei sacerdoti di Caifasso, e appena scoppiata la rivoluzione del sessanta corse a raggiungere Garibaldi, e gli si pose ai fianco soccorrendo i feriti, confortando i moribondi, incitando i volontari alla pugna, mettendo Garibaldi in compagnia di Cristo e di Mosè, riunendo in un solo martirologio i martiri della Chiesa e i martiri della patria, e facendosi sospendere a divinis.... Al che il padre Cammaroto rispose scomunicando alla sua volta il Papa con una lettera violentissima che corse i giornali, indirizzata "al Pastore fattosi lupo del proprio gregge"; quindi buttò via la tonaca e s'infervorò nello studio della filosofia. Da prima s'innamorò delle opere postume del Gioberti, e compose un commento alla Protologia e alla Riforma, rimasto inedito per mancanza d'editore; poi, traversato l'heghelianismo, fu attratto dal positivismo di Augusto Compte, della seconda maniera, che innestò a modo suo con idee e simboli della Bibbia, ormai divenuta sangue del suo sangue. In fine scrisse le sue Confessioni al Padre Passaglia, che nessuno lesse in Italia, ma che furono tradotte in tedesco; e continuò imperturbabilmente a combattere il dogmatismo antico per sostituirne uno di nuovo conio, esagerando ancora il misticismo umanitario delle ultime opere del filosofo francese, e scaraventando contro i propri avversari d'ogni specie un profluvio di dottrina e di insolenze.... Dopo aver seguìto Garibaldi a Sarnico, ad Aspromonte, in Tirolo, essendosi ammalato di vaiuolo a Firenze, sposò la serva della sua affittacamere, che lo aveva assistito con pericolo della propria vita.

Fu allora che cominciò a guadagnarsi il pane scrivendo pei giornali, e dando lezioni private di greco e di latino. Ma non potè stare tranquillo un pezzo. Visto che i grandi filosofi, quelli morti specialmente, non rispondevano alle sue epistole, fondò un giornale per combattere la corruzione invadente in ogni ordine dello Stato. Si professava apostolo audace e coraggioso della verità e della giustizia; voleva strappare la maschera ai farisei della patria, ai tartufi della politica, ai Mercadet della finanza, agli ipocriti di tutte le caste, di tutte le classi, di tutti i mestieri: e si pose all'opera senza pensare ad altro, con tutta la sua mente, con tutto il suo cuore, persuaso che il mondo non avrebbe più potuto camminare se non si metteva lui, colla Colonna di fuoco, a rischiarargli la via.

E in fatti, in sulle prime, la Colonna di fuoco maravigliò, sbalordì la gente, più per la novità della cosa, che per la luce stessa.

—Per Dio, aveva fegato quel frate smesso!.... Come sapeva cantarla chiara, sul muso, a tutti quanti, senza lasciarsi intimorire dalle influenze, dalle aderenze, dalle minacce, dai sequestri!...

Bravo, bravissimo, evviva il padre Cammaroto che si era lanciato coraggiosamente, a capofitto nella morta gora della corruzione, sollevando un tanfo di putridume che ammorbava!... Evviva l'apostolo della verità: il braccio forte della giustizia!... E mentre il buon pubblico batteva le mani soddisfatto, era da per tutto un rimescolìo continuo, un brontolìo sommesso, ma invadente, dei colpiti e dei minacciati, finchè nel più forte del combattimento, e sempre per quelle due dita di criterio.... che gli mancavano, il direttore della Colonna di fuoco cominciò a perdere del campo, a incespicare, a rovinarsi colle proprie mani.

Nell'attacco Salvatore Cammaroto era troppo violento e personale, nelle botte a fondo non sapeva conservare la forma nè la misura.

Invece di dire soltanto certe verità e a certa gente, s'era messo a urlare ai quattro venti, a squarciagola, tutte le verità e a tutti quanti, e perciò le persone di giudizio cominciarono a mormorare che la Colonna di fuoco sdrucciolava nel libello.

—Come?... Quel mattoide non era contento di svelare le marachelle dei ministri, degli uomini pubblici, ma metteva in ballo anche i privati?... Le persone che vivono all'ombra lontane da ogni rumore... e che perciò hanno il diritto che nessuno vada a ficcare il naso nei loro affari?... Altro che apostolo!... Altro che braccio della giustizia! Era un pezzo da forca quel frataccio smesso! Alla larga! Alla larga! puzzava di ricattatore!

E allora ognuno temendo per sè, e volendo premunirsi, si affrettò a dichiarare che quel giornalaccio poteva offendere soltanto colle lodi, e che chiunque si rispettasse non doveva più leggerlo... Per il che tutti lo leggevano più che mai; e lo stesso Barbarò il quale gridava ai quattro venti che i biasimi del Cammaroto facevano onore, prima di risolversi ad accettare la candidatura voleva essere sicuro che la Colonna di fuoco non lo avrebbe combattuto, e rispondeva alle obiezioni ed ai sorrisi sprezzanti dello Zodenigo, dichiarando che... per conto suo... avrebbe fatto magari anche qualche sacrificio pure... pur di chiudere la bocca a quel Cerebro.