La porta che metteva nel salotto a terreno da lavoro, era socchiusa: vi entrarono come ombre, poi Angelica tirò adagio il catenaccio: allora respirò e tornò a parlare colla sua voce naturale.
—Siamo al sicuro; di sopra non ci possono più vedere, ne sentire.—Ma era affatto buio.—Ha un fiammifero?—domandò più adagino appoggiandosi ad Andrea.
—Sì,—e mentre Andrea con una mano cercava la scatoletta, coll'altra, che le aveva posata sopra una spalla, si strinse Angelica forte, contro il petto.
—Faccia presto!... accenda il lume!
Angelica sospirò; sospirò Andrea, poi il lume fu acceso.
—Ho pensato,—disse l'altro con voce grossa e malferma,—che potrei parlare io stesso a tuo zio.
—Non otterresti nulla,—rispose la marchesa crollando il capo.—Mio zio, oltre al resto, è felicissimo di questa occasione che gli offre il modo di poter rompere il nostro matrimonio. Ti è sempre stato contrario; ci va del suo interesse e della sua ambizione; pensa se potresti indurlo a fare diversamente!
—Ma Stefano... Stefano medesimo dovrebbe opporsi.
—È un ragazzo; e poi, a che fine? Per andare sotto processo, ed essere condannato per falso?