—No, no!—rispose,—quell'uomo è tutto calcolo: il mio nome deve dar valore al suo.

—Per questo se sapesse....

—Che io sono innamorata di te?

—Sì....

Angelica non rispose subito; mentire gli costava assai, anche quando doveva farlo, anche quando il mentire era pietà.

—Allora... forse non mi sposerebbe più!... Ma... Stefano?...

Andrea la guardò colla collera che gl'intorbidiva gli occhi, poi in un impeto d'amarezza ironica, in cui c'era tutto il suo amore che in quel punto si tramutava in odio, tutta la sua gelosia che diventava ferocia, esclamò:

—Già!... ottantamila lire... io non le ho!

Angelica si scosse, lo guardò fisso alla sua volta, ma non rimase nè umiliata, nè offesa. Invece essa pure con un sorriso amaro, che in lei faceva più senso, perchè dovea costarle uno strazio ancora più grande,—no, no!—rispose,—non hai ottantamila lire, povero Andrea! Per questo bisogna cedere, bisogna dividerci, bisogna... morire!

Ma per giungere a tal punto, per giungere a dire tali parole, Angelica, solitamente così mite, così tranquilla, e sempre coraggiosa, doveva aver tutto sconvolto in quel terribile urto: il cuore, la testa, i nervi e la coscienza.