—Scriverò a... Roma, al colonnello Doncieu. Se si fa qualche cosa a Tunisi, o in Egitto... riprenderò il servizio.

—E... non saprò più nulla?

Andrea non capì quella domanda per il suo verso: credè che Angelica avesse in animo di continuare la corrispondenza con lui, come avea fatto quando era ancor vivo il marchese Alberto, e le rispose con durezza. Ma invece si era ingannato: essa sapeva di perdere Andrea per sempre; pure il suo maggior dolore e il suo maggior timore, ciò insomma che la faceva diventar matta in quel momento, era il dubbio di poter essere dimenticata da lui. Non voleva essere un episodio della sua vita, preferiva di essere stata, e sopratutto di essere sempre il suo strazio. Non lo voleva confortato, lo voleva infelice, disperato, come sarebbe stata lei disperata, infelicissima; voleva che la sua immagine gli rimanesse fitta nell'animo eternamente, voleva che la sua memoria gli bruciasse nel sangue: non potendo avere il suo amore, voleva il suo dolore, ma per sempre, per tutta la vita, e anche dopo.

Adesso non era più la fanciulla, era la donna che amava. Per un sacrificio imperioso, disumano, ma pur nobile e alto, poteva rinunciare a vederlo, e morirne; ma che Andrea potesse perderla e darsi pace, questo no! Ed anche in quel turbamento, in quel parossismo di dolore e di amore, essa pensò che non aveva diritto forse a tutto ciò che pretendeva. Essa non gli aveva dato altro che amarezze; mentre Andrea le sacrificava tutto il suo avvenire, tutta la sua vita, ella non avea voluto essere altro che la sua fidanzata... una fidanzata il cui matrimonio andava a monte per la seconda volta!

No, non aveva diritto a un dolore eterno, eppure... eppure lo voleva. Gli occhi suoi ebbero un lampo, non di luce, nè di amore, ma di fuoco.... Ancora era padrona di sè, di disporre di sè stessa... Non aveva ancora firmato il contratto col quale si sarebbe venduta per ottantamila lire....—Che importa?... l'avrebbe detto a quell'uomo, e se l'avesse voluta ugualmente, l'avrebbe presa così....

Stese le braccia aperte sul tappeto rosso, le labbra stirate sorrisero, le nari fremevano, fissò Andrea e gli domandò con la sua voce fioca e con tono strascicato:

—Non saprò più niente di te?

—No.

—Mi dimenticherai dunque?