—Farò di tutto, e ci riuscirò; la seconda volta mi sarà più facile della prima.
—Ti sarà più facile?... ti par possibile?... Andrea!... ti par possibile?!
—Ieri no, non avrei creduto possibile; oggi lo spero. Se ieri mi avessero detto che doveva accadere... qualche cosa di simile, avrei creduto d'impazzire, di strozzar te, di ammazzar me... insomma... tragedie. Invece... un sangue freddo eroico... quanto la tua virtù: ti sto a sentire... e son calmo.
—Oh sì!... troppo calmo, e ragioni anche troppo!
—Troppo no... se basta appena per dimostrarti che, alla fine, non hai nessun diritto su me.
—Ma dunque, tanti giuramenti... tante promesse.
—E i tuoi giuramenti?... e le tue promesse? No!... non voglio amarti più!... voglio dimenticare....
—Non lo dire! almeno non lo dire! abbi pietà!—singhiozzava Angelica.
—E tu hai avuto, hai ancora pietà di me?—Andrea cominciava a perdere la calma di cui davasi vanto; la passione lo vinceva, lo trasportava; ogni sua parola era lenta, asciutta, vibrata come un colpo di pugnale.—Tu fosti sempre la mia infelicità, la mia disperazione, il mio martirio... adesso voglio vivere a modo mio! adesso voglio respirare!... voglio dimenticarti, odiarti, non pensare più a te!
—È troppo!... è troppo!...—mormorò, gridò Angelica, e si buttò singhiozzando distesa sul divano, cacciò la faccia contro i cuscini per soffocare col respiro anche il dolore, li bagnò di lacrime, li morse, li strappò, in fine, storcendosi ancora, sollevando la faccia rossa e graffiata, li strinse sul petto, rabbiosamente, disperatamente per frenare l'urto dei singulti, e i battiti del cuore.