—No, no, no! tua e poi morire, tua e poi morire; dimenticarmi, odiarmi no, tu no! tu no!... no, no, no!—ripeteva febbrilmente,—non lo puoi... non lo devi... non lo voglio, no, no, no!—e continuava a stringerlo contro il petto anelante, contro il cuore che palpitava, a stringerlo con una forza nuova, strana.... Le sue unghiette si affondavano nelle carni, i suoi denti mordevano le labbra di Andrea, che inquieto e turbato e colla voce rotta, cercava di acquetarla, di farla tornare in sè, giurandole che le avrebbe voluto sempre bene, che non l'avrebbe dimenticata mai, che sarebbe morto come lei, con lei.... A tanti baci, rispose infine con un primo bacio.... poi con una furia di baci, stringendola, soffocandola alla sua volta, mentre essa mormorava parole rotte tra risa convulse, coi denti che battevano pel brivido della febbre e gli occhi socchiusi che continuavano a versar lacrime calde, lacrime copiose e silenziose, come se il dolore che colava traboccante dalla sua anima, scorresse a purificare, a lavare quei baci ch'erano gemiti, quelle strette, quelle carezze ch'erano singulti.
Quando Angelica si riebbe, Andrea che seduto vicino le teneva le mani fra le sue, le diede un altro bacio sulle labbra... ma sentì che eran diventate molli, fredde. L'abbracciò ancora... cercò parole tenere per consolarla, ma mentre la guardava in quel disordine dell'abbandono e del dolore non poteva allontanare un'immagine che lo agghiacciava, e lo impietriva; quella del Barbarò.
—Potrai ancora dimenticarmi?—essa domandò con un filo di voce.
—Non potrò dimenticarti più....—rispose l'altro, rauco, e fece uno sforzo per baciarla ancora, sui capelli.
Ma tutti e due sentirono in quel momento che la loro catena, invece di stringersi, si era spezzata.
Angelica si rizzò, si accomodò il vestito, lo appuntò sul seno, raccolse tutti i capelli fra le due mani e li annodò fermandoli in un ammasso solo sul capo, poi prese lo scialle, lo distese sulle spalle e vi si avvolse. Andrea la guardò fare stralunato, non le diede più un bacio, nè Angelica glielo chiese.
Spuntava l'alba, e la prima luce del giorno, che penetrava nella stanza, faceva un contrasto uggioso e spiacevole col chiaror rosso del lume che ingialliva. I mobili, le suppellettili, tutto il salotto, usciva dal buio a poco a poco, scolorito, in disordine, triste. Quella luce scialba che appariva era la loro nuova vita che incominciava... quella luce artificiale che s'infievoliva a poco a poco era il loro sogno che finiva.
Si guardarono ancora: Andrea era livido, scomposto, col colletto molle di sudore, coi capelli e i baffi arruffati; Angelica aveva perduta la sua pallidezza diafana in una tinta da malata. Due solchi profondi le scendevano dagli occhi fino all'angolo della bocca.
—Va, Andrea—disse infine sospirando con un lungo brivido e stirandosi un poco,—va, Andrea. Comincia a farsi giorno; potrebbero vederti.—Essa ritornava prudente.
Andrea si annodò la cravatta, aggiustò gli abiti e coll'occhio cercò il cappello.—Quando ritorni a Milano?—le domandò.