A GIULIO ALAMANNI
CHE D'ANIMO E D'ARDIMENTI ITALIANO
IMPERANDO L'AUSTRIA
DANNATO AL CAPESTRO
EBBE GRAZIA SUL PALCO
E MORÌ ALLO SPIELBERG
IL XX APRILE MDCCCLIII
LA FIGLIA
MARIA ALAMANNI BARBARÒ NOBILE DI PANIGALE
Q. M. P.
In quanto poi allo zio Francesco, non era loro colpa, se non ne avevano alcuna notizia: egli si teneva ostinatamente celato alla famiglia. Giulio aveva messo sossopra tutti i consolati dell'America, aveva fatto pratiche dappertutto, anche in Europa e a Londra specialmente, col mezzo del Ministero degli Esteri, ma sempre senza alcun effetto. Forse le loro pratiche avrebbero sortito un miglior esito, se fatte più vicino; forse dal Carpani, che invitato da Marco Minghetti e da Quintino Sella era andato a Roma, a scrivere in un giornale di opposizione, ne avrebbero potuto saper qualche cosa.
Il vecchio giornalista, sebbene potesse vantare l'amicizia e la stima dei più illustri uomini del partito, lavorava assai, ma guadagnava appena di che vivere, specialmente a Roma dove tutto costava caro. Nè col suo carattere indipendente, nè colla sua modestia piena di fierezza egli avrebbe voluto arricchire colla penna. Nicomede Carpani non lavorava per sè, lavorava per il paese: era un combattente: a Roma, abitava in una piccionaia più meschina ancora della cameretta di Milano, sul Corso Garibaldi, e i suoi pasti li faceva in una Fiaschetteria del ponte a Ripetta.... E colà appunto egli notò, fin dai primi giorni, una figura strana d'uomo, che gli fece molta impressione... e non era altro che un venditore di giornali. Assai vecchio, alto della persona, col viso smunto, macilento, colla lunga barba di un bianco giallognolo, coperto da un cappellaccio stinto indurito dall'unto e dalla pioggia, e da una giacchettina di tela logora, stretta stretta, sempre abbottonata e col collo alzato per nascondere la mancanza delle camicia, mentre le braccia rosse, irrigidite dal freddo, uscivan nude fin quasi al gomito dalle maniche cortissime: si era nel cuore dell'inverno, e anche a Roma non faceva caldo.
Pure quella miseria non era volgare: incuteva alle anime buone un senso di pietà e di simpatia.
—Oh, guarda, che bel tipo di Belisario!—mormorò il Carpani fissandolo; poi soggiunse mentalmente—eppure devo averlo già veduto; ma dove?...
Il vecchio attraversava la Fiaschetteria, senza mai gridare il nome dei giornali, senza offrirli a nessuno. Soltanto alle sue pratiche solite, metteva il giornale piegato sulla tavola, dinanzi al piatto, dopo essersi toccato appena il cappello colla mano, e aspettava il soldo, fermo, muto, impassibile. Gli altri, se volevan il giornale, lo dovevano chiamare; e il Carpani in fatti, una sera lo chiamò: in quei giorni, in occasione delle cerimonie e dei ricevimenti del Santo Natale, c'era stata una fiera enciclica del Papa contro l'Italia, e il Carpani voleva leggerla per intero. Gli avevano detto che sarebbe uscita sull'Osservatore Romano, e domandò appunto l'Osservatore.
Il vecchio, che si era fermato dinanzi al Carpani, sentendosi domandare la gazzetta clericale ebbe un moto di collera, e fissando il Carpani cogli occhi lampeggianti, mormorò:
—Canaglia... i preti!...—e se ne andò.
Il Carpani rimase attonito, ma tutti gli altri che erano nella Fiaschetteria si misero a ridere, e gli spiegarono che il venditore di giornali era matto, e che la sua manìa era di non voler vendere altro che giornali radicali, il Dovere, la Capitale, la Lega della Democrazia; essi poi, quando volevan divertirsi, gli domandavano qualche giornale clericale o qualche giornale tedesco, e allora, secondo le lune, o scappava via, come aveva fatto quel giorno, oppure andava in furia e faceva tanto baccano che i camerieri eran costretti a cacciarlo fuori.