Il Moderatore usciva la sera: Pompeo lo ricevette che era ancora a tavola. Appena scorse il suo nome Pompeo Barbarò, stampato in carattere grosso, in testa di un articolo, si sentì venir freddo, e gli cominciò a ballar la vista; smise subito di pranzare e sebbene fosse solo, andò a chiudersi col giornale nel suo studio.... Si sedette allo scrittoio pallido, colle gocciole di sudore sulla fronte... spiegò il foglio lentamente, e trattenendo il respiro scorse prima tutto l'articolo, poi con un'occhiata guardò la chiusa... poi, facendosi rosso di piacere lo lesse adagio adagio e attentamente da capo a fondo... A lettura finita era tutto rassicurato: sentiva di essere un uomo di merito.
Il Moderatore faceva in succinto l'apologia del cavalier Barbarò, dipingendolo come un uomo moderno. "Uno di quegli uomini," scriveva lo Zodenigo, "che gli Americani chiamano self-man, cioè che si è fatto da sè. Un uomo operoso e sommamente pratico; che aveva l'intelligenza limpida e soda, non ottenebrata da teorie inattuabili, e che di principii prudentissimo sapeva manifestare all'occorrenza, insieme con un tatto non comune, una energia singolare, di cui appunto aveva dato splendide prove anche durante la crisi, tanto grave e pericolosa, attraversata dalla Banca degl'Interessi Lombardi Provinciali." Accennava alle sue ingenti ricchezze, "le quali garantivano nel Barbarò il candidato dell'ordine, fedele alle istituzioni, singolarmente interessato al buon assetto delle finanze, al miglioramento dell'agricoltura, all'incremento dei commerci." Ricordava di volo le molte opere di beneficenza, e i larghi soccorsi prodigati agli ospedali militari dopo le guerre del cinquantanove e del sessantasei. "E se" continuava l'articolo "molte azioni filantropiche e generose, la modestia del Barbarò voleva si tenessero nascoste, tuttavia lo scrittore imparziale era costretto a ricordare, per amore di giustizia, che nei momenti supremi della Patria, il candidato del Moderatore le aveva offerto ben più del danaro; ma la miglior parte del sangue!... Suo figlio; il suo unico figlio, Giulio Barbarò, il quale nella non ingloriosa campagna del sessantasei si era battuto da valoroso con Garibaldi." Assicurava pure che al Candidato stavano "molto a cuore i bisogni delle classi povere, e specialmente dei contadini; che studiava di continuo per trovare il modo di portare un vero e reale miglioramento alle loro misere condizioni, e che a Panigale appunto sarebbero stati i primi a risentire i vantaggi di tali studi." E, infine, concludeva col dire che anche tutti coloro i quali non volevano che la deputazione fosse data ai gaudenti sonnacchiosi, e tanto meno alle nullità ridicole e vane che aspiravano alla medaglietta del deputato come ad un gingillo da sportman "dovevano, se leali, applaudire alla scelta fatta spontaneamente e serenamente dal Moderatore dopo un lungo, coscienzioso e spassionato esame della situazione, tenuti a calcolo i bisogni del collegio di fronte ai più alti interessi del paese."
Pompeo Barbarò lesse l'articolo due volte, tutto d'un fiato.... poi si alzò per tornare nella sala da pranzo; ma quando fu sull'uscio dello studio lo rilesse un'altra volta in piedi, col lume in mano.
—Adesso sono in ballo, e bisogna ballare,—mormorò.
Tornato a tavola non mangiò più. Si fece portare subito il caffè, ma ne prese appena due o tre sorsi; era troppo caldo, e non aveva pazienza di aspettare che freddasse.
Prese il cappello, il soprabito e uscì a passeggiare... Gli pareva che lungo il Corso Vittorio Emanuele ci fosse più gente, più luce, che tutti lo guardassero, e che parlassero tutti della sua candidatura. Passando vicino a un'edicola di giornali cercò il Moderatore colla coda dell'occhio e lo scorse subito fra tutti gli altri: aveva preso un aspetto nuovo e simpatico. Gli strilloni che correvano gridando il Moderatore lo facevano arrossire: lo gridavano tanto forte, proprio sotto il suo naso, perchè sapevano che c'era quel tale articolo?
Quando incontrava persone di conoscenza, le salutava un poco impacciato: avevano letto sì o no il Moderatore?... E se lo avevano letto perchè non si fermavano per congratularsi? Gli pareva che lo salutassero meno gentilmente delle altre sere.... Se ridevano si sentiva una stretta al cuore. "Certo, ridevano di lui!... Com'era ingiusto il mondo e cattivo!... Era per invidia che non volevano riconoscere i suoi meriti!" E la sua contentezza sparì a un tratto e tornò a sentirsi un po' inquieto.
—Era proprio una stupidaggine il perdere la pace per tutta quella gentaglia che non valeva due soldi! Lo Zodenigo avea avuto troppa fretta!
E continuavano a passare, a tirar dritto, salutandolo senza fermarsi.—Buona sera, Barbarò!... Buona sera, cavaliere!...—e niente più. Erano cretini, o invidiosi.
In fine volle uscire ad ogni costo da quella incertezza penosa; volle proprio sapere come la pensava la gente intorno alla sua candidatura. Possibile che nessuno avesse letto il Moderatore?