Il marchese Brancaccio corse ad ossequiarlo, seguìto da tutti gli altri, e fece la presentazione di quelli che non erano conosciuti personalmente dal commendatore.
Don Pompeo vispo, gaio, ridente, accolse la Deputazione con molta cordialità. Egli era pienamente contento, beato. Una volta sola i suoi occhietti ebbero un lampo d'inquietudine: Angelica, assai sofferente, avea piegato il collo assottigliato, aveva chinato la testa, pareva stesse per mancare.
—Ti senti poco bene?—le domandò Pompeo a denti stretti; e poi, dandole un forte pizzicotto nel braccio:—su, su, animo!—le disse piano,—non è questo il momento di svenire.
Angelica si fece forza, e trattenendo un sospiro, rialzò il capo, coperto di gemme.
Scambiati i primi complimenti da una parte e dall'altra, il marchese Brancaccio con acconce parole, in cui si lodavano le virtù private e pubbliche, e la preclara filantropia dell'illustre benefattore, gli consegnò in un astuccio aperto, insieme con una pergamena artisticamente miniata, la medaglia d'oro. Anche la medaglia era un capolavoro: da un lato si ammirava, riprodotto con finissima incisione, il ritratto del Barbarò; dall'altra, la seguente epigrafe:
A POMPEO BARBARÒ
NOBILE DI PANIGALE
CHE NELLA VITA OPEROSAMENTE ESEMPLARE
CON ILLUMINATA BENEFICENZA
DEL PROSSIMO TERSE LE LACRIME
DELL'UMANITÀ SOFFERENTE ALLEVIÒ I DOLORI
LE RAPPRESENTANZE DEI LUOGHI PII MILANESI
INTERPRETI DELLA GRATITUDINE CITTADINA
IL I DI MARZO DEL MDCCCLXXVIII
O. D. C.
La medaglia, l'iscrizione, la pergamena, tutte quelle persone egregie e rispettabili che lo encomiavano e lo ossequiavano, levando a cielo il suo cuore, le sue virtù, la sua bontà, commossero al vivo Don Pompeo.
Guardò attorno... e non vide altro che visi sorridenti: anche la povera Angelica impaurita, si sforzava di sorridere. Allora pensò, sentì nell'animo, con un dolce tepore di contentezza, che l'epigrafe diceva il vero. Nella sua vita operosamente esemplare (esemplare per operosità) egli aveva asciugato le lacrime del prossimo, aveva alleviato i dolori dell'umanità misera e sofferente.—E come no?... aveva regalato mezzo milione ai luoghi pii, aveva fondato ospedali e asili, bonificato terreni.... I suoi occhietti s'inumidirono: lo spettacolo della sua propria bontà lo inteneriva al pari della meritata gratitudine che lo circondava.
—Sì... sono buono,—pensava tra sè,—ma fa bene l'esser buono; fa bene, l'esser galantuomo!
Se involontariamente aveva fatto qualche torto, come aveva saputo rimediarci!... La Mary l'aveva fatta sua figlia, le aveva dato tutto il suo; aveva dato uno stato alla marchesa di Collalto, e a Stefano.... Sì... sì, dovevano adorarlo tutti quelli che lo avvicinavano!...