La signora Apollonia si rizzò più impettita che mai per ascoltare: Peppino Casiraghi, cacciata la penna dietro l'orecchio, si sdraiò sulla seggiola e alzò, sorridendo, il viso scialbo, pregustando la prosa del direttore.

Era l'articolino che più tardi dovea recare tanto dispetto e tanta paura al Barbarò.

Letto il titolo Amenità elettorali, il Cammaroto fece una prima pausa, guardando la signora Apollonia a traverso gli occhiali per vederne l'effetto. Quindi, soddisfatto, cominciò la lettura, lentamente, colla voce squillante e nasale dei predicatori, spiccando ogni sillaba, sottolineando ogni frase, fermandosi ancora alla stoccata dei gettoni, delle medaglie di presenza, per guardare di nuovo la moglie, poi il Casiraghi, poi l'avvocato Gian Paolo, e ripetendo in fine la risata fatta in principio, ma assai più lunga e più sonora, colla testa alta, cogli occhi scintillanti dietro le lenti, camminando su e giù per lo stanzone, lisciandosi e accarezzandosi l'ispida barbaccia.

Il Casiraghi intanto ballava sulla seggiola fregandosi le mani dalla contentezza, la signora Apollonia offriva l'acqua al direttore, ma l'avvocato non pareva soddisfatto.

—Ci dovevi mettere un'allusione al processo dei fornitori, e dire nel medesimo tempo che a Panigale lo chiamano il Mercante di Pellagra....

—Questo verrà poi; per incominciare la lotta va bene così!

—Una 'annonata alla volta!—brontolò la signora Apollonia.

In quel punto entrò nell'ufficio un altro amico del giornale, poi un terzo, poi un quarto ed altri ancora, finchè lo stanzone fu pieno di gente; e il Cammaroto voleva leggere e leggeva a tutti l'articolo-scaramuccia, riscaldandosi fra gli applausi, mentre si accendeva sempre più e montava in furore per le informazioni intorno al Barbarò, che gli riferivano, a mano a mano, i nuovi venuti.

—Sai, Salvatore, il Barbarò faceva lo strozzino al cento per cento... lo devi mettere sulla Colonna!

—È un villan rifatto della peggiore specie!