—Un ignorantaccio, che non apre bocca senza dire uno strafalcione!

—È un bancarottiere!

—È un ladro!

—Pochi anni fa aveva un'agenzia, in cui faceva commercio... di ragazze!

—Orrore!... Orrore!... Orrore! urlava il Cammaroto gesticolando, pestando i piedi, saltando come uno spiritato, mentre Peppino Casiraghi rideva e piangeva ubriacato dal baccano, e la signora Apollonia tirava il direttore per le falde dell'abito, cercando di calmarlo e di farlo star fermo.

Ma era fatica sprecata: gli amici del giornale, sotto sotto, continuavano ad aizzarlo, come un toro nel circo.

Tutta quella gente gridava e smaniava nel nome della giustizia e della moralità; ma appunto in tutto quel gran rumore, la moralità e la giustizia ci entravano soltanto di nome. Erano i malcontenti, che non facevano guerra al Barbarò perchè lo stimassero disonesto, ma perchè lo invidiavano. Anch'essi avevano tentato di farsi innanzi, di salire, ma non c'erano riusciti, e vedendo montare in alto il Barbarò, lo volevano buttar giù.

C'era di tutto un po' fra gli amici della Colonna di fuoco. Oltre all'avvocato Serbellini, che non aveva mai potuto essere consigliere comunale, c'era il medico, l'ingegnere rimasti a terra in un qualche concorso; l'impiegato che non avea ottenuto il trasloco desiderato, o l'avanzamento; l'artista, lo scrittore, il poeta non apprezzato; l'industriale, il commerciante a cui erano andati male gli affari. C'era il benemerito della patria che non era stato fatto cavaliere: il vigliacco ohe l'aveva a morte coi coraggiosi; l'avaro offeso dal fasto dei prodighi, e così via via, si accumulavano, si univano in lega, tutte le inimicizie, tutti i livori, tutti gli odi più disparati contro il Municipio, contro il Governo, contro il merito, contro la fortuna; contro tutti e contro tutto!... Era l'agitarsi e lo sfogarsi delle piccole ambizioni, più astiose assai delle grandi; il lamentìo petulante dei piccoli bisogni, delle piccole contrarietà, delle piccole disgrazie.... Erano le passioncelle meschine e grette che schizzavano, non già dal cuore, ma dallo stomaco e dal ventre, malamente mascherate sotto la sembianza della giustizia o della moralità... di carta pesta!

Nel frattempo il rumore e la confusione erano arrivati al colmo. Salvatore Cammaroto, per farsi ascoltare, era montato in piedi sopra una seggiola e imponeva il silenzio. La signora Apollonia imbronciata voltava le spalle a tutti, guardando fuori dalla finestra, e brontolando.