Anche quegli altri stentavano a risolversi.... C'era la discordia nel campo d'Agramante: chi voleva addirittura un candidato radicale; chi invece riputava più utile un rappresentante della sinistra monarchica. La Lega Democratica e l'Unione Operaia proponevano un nome, e si ostinavano per farlo accettare: i Reduci e il Fascio ne sostenevano un altro con pari calore. Finalmente, per acquetare gli animi di tutti, si stabilì di non darla vinta a nessuno dei contendenti eleggendo un terzo candidato, che all'ultimo momento fu proposto da Salvatore Cammaroto fra gli applausi di tutta l'assemblea.
Per altro, volendo essere sinceri, bisogna dire che non era stato il Cammaroto che avea pensato per il primo a quel nome così illustre e simpatico, no; ma invece era stato suggerito in un orecchio al direttore della Colonna di fuoco dall'avvocato Gian Paolo Serbellini, il quale a sua volta c'era arrivato solamente dopo un discorso che gli era stato fatto dal nipote di un certo Nicola Mazza, banchiere milanese, che da molti anni, scampato per miracolo dalle segrete austriache, si era rifugiato e continuava a vivere a Londra.
—Se fosse proprio vero!... Se il Barbarò fosse proprio una spia!...—pensava l'avvocato—che figura barbina ci farebbero il Moderatore e la Costituzionale!... E gli avversari che gli contrappongono il fratello di una delle vittime?!... Che fracasso deve succedere!... E che colpo, che vergogna per il partito delle livree!... Non vogliono saperne della gente onesta?... Ebbene si godano le spie per loro candidati!...
In quanto a Salvatore Cammaroto, appena egli ebbe sentito il nome che gli proponeva il Serbellini non pensò più, di primo colpo, nè al Barbarò, nè al Moderatore; abbracciò l'avvocato; poi cominciò a correre come un matto su e giù per lo stanzone saltando e battendosi la fronte, e rimproverandosi perchè quel nome non era venuto in mente prima a lui, a lui solo!... In fine si fermò dinanzi alla signora Apollonia, la fissò un momento negli occhi e scoppiò in lacrime.
"È il mio più diletto amico!... Il mio fratello d'armi e di fede!" continuava a gridare il Cammaroto, mentre la signora Apollonia senza commuoversi, seria, impettita, andava in giro per l'ufficio, in cerca del fazzoletto turchino. "È un apostolo, fra i più illuminati e operosi, del patrio vangelo!... È un'anima serafica nel petto di un Arcangelo; è uno di que' pochissimi, rari nantes nel mare putrido di Sodoma, che attestano alle genti scadute come l'uomo sia stato creato a immagine di Dio!..." Poi si avvicinava a Peppino Casiraghi che lo guardava attonito cominciando pure a intenerersi per ispirito d'imitazione, e stringendogli le mani lo assicurava che quella scelta doveva essere l'Arca dell'Alleanza, il gomor della vittoria, e in fine passando dalle lacrime al riso tornava a correre presso la signora Apollonia promettendole con una risata di compiacenza che gli rischiarava la faccia e gli allargava il petto, che quel nome avrebbe fatto più colpo di dieci, di cento cannonate!
E in tutto il giorno Salvatore Cammaroto, infervorato, continuò ad agitarsi e a predicare a onore e gloria del suo candidato... poi la sera, appena lo ebbe proposto all'assemblea dei sodalizi democratici, e lo sentì accogliere da una salva d'applausi, tornò a commuoversi, a piangere nel bel mezzo del suo discorso, e in fine, quando sciolta l'adunanza si presentò alla sua signora che in compagnia di Peppino Casiraghi lo aspettava, sonnecchiando, al Caffè delle Tre Rose, di faccia alla casa dove avea avuto luogo la riunione, era pallido, sfatto, col viso ancor molle di sudore e di lacrime.
—Sursum corda!... Sursum corda!...—balbettò abbracciando l'Apollonia....—È stata una serata memorabile! Le Pentecoste del mio sacerdozio politico!
—Dunque—domandò la signora alzandosi e accomodandosi lo scialle per uscire—Il tu' omo è stato accettato?
—Fra l'esultanza, mia cara, fra l'esultanza e gli osanna del popolo eletto!—Così dicendo, e dopo aver fatto una grande scappellata al proprietario del caffeino, offrì il braccio alla moglie e uscirono, passando come al solito per il Corso, prima di ridursi a casa. Salvatore Cammaroto andava sempre col collo torto e col naso in su, tenendo, per abitudine fratesca, le mani contro il petto, nascoste l'una sull'altra dentro le maniche, mentre salutava tutti affabilmente, e parlava ad alta voce col Casiraghi; la signora Apollonia più grande, più grossa, più larga del marito, se lo teneva stretto sotto il braccio all'ombra del cappellone magnifico, e camminava fiera, come se portasse attorno il Direttore per spaventar la gente.
Pompeo Barbarò non seppe il nome del candidato che gli avevano contrapposto altro che alla mattina dopo; ma il colpo fu così forte che traballò, come se avesse ricevuta una mazzata sul capo, e rimase molto tempo oppresso e sbalordito. In fine, quando riuscì un poco ad orientarsi, corse ancora tutto stralunato dallo Zodenigo.