Il numero della Colonna col "candidato della disperazione" ebbe un successo di vendita strepitoso. In due ore era stata esaurita tutta l'edizione, e si dovette farne tirare una seconda. L'effetto ottenuto poi fu il solito di tutti gli articoli elettorali pubblicati durante il calore delle elezioni. I moderati gridavano che era un'indecenza, un libello: i sinistri, che era il marchio rovente per il Barbarò. Gli uni sostenevano che tutto era falso quanto scriveva il Cammaroto: gli altri, che era verità sacrosanta. E destri e sinistri, erano ugualmente in buona fede.


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V.

Giulio Barbarò era ritornato da Nizza a Milano appunto in quei giorni, essendo partito poco dopo ch'era partita anche la Mary, e fu tra i primi a leggere l'articolo scritto dal Cammaroto contro suo padre. Fin dalle prime righe si sentì montare il sangue alla testa, poi, pallido, tremante, senza profferir motto, corse difilato all'ufficio della Colonna di fuoco: voleva schiaffeggiare il direttore.

"Per Dio era troppo!... Era troppo!... Avrebbe pigliato quel manigoldo a calci, a frustate!" Se Giulio Barbarò aveva pur dovuto persuadersi che suo padre non si era condotto negli affari troppo scrupolosamente, tuttavia non lo avrebbe mai potuto credere colpevole delle infamie di cui lo accusava il Cammaroto. Perciò, oltre al dovere, si sentiva il diritto di difenderlo e di vendicarlo. Suo padre, vittima di calunnie atroci, riacquistava nel suo cuore tutta la stima antica e l'affetto.

"Povero vecchio!... Per mene elettorali, basse e vigliacche, gli si erano scagliati addosso come cani arrabbiati!..." Ma lui, suo figlio, lo avrebbe ben saputo vendicare... Per Dio, e come lo avrebbe vendicato! Sì, sì, voleva dare una lezione a quel frate velenoso, a quell'ispido e sudicio ricattatore!

Era sicuro che l'Alamanni, l'avversario di suo padre, onesto e generoso, sarebbe stato il primo a biasimare quelle calunnie, a sconfessare que' suoi amici.

"Perchè mai suo padre era andato a cacciarsi in un simile vespaio?... Maledetta la politica!..."

Quando Giulio Barbarò giunse alla direzione della Colonna di fuoco era già troppo tardi, e trovò chiuso l'ufficio. Allora, dopo aver dato un calcio furioso contro la porta, andò a girare lungo il Corso e in Galleria, dove gli era accaduto sovente d'incontrare il Cammaroto; ma per quella sera, gira e rigira, non gli fu possibile d'imbattersi in lui.