"—Si nasconde, ha paura, quel rospaccio rinnegato!..."

Invece trovò due amici, due garibaldini, compagni suoi di battaglione, che accettarono subito di andare in suo nome, la mattina appresso, all'ufficio della Colonna di fuoco, per sfidare Salvatore Cammaroto.

Dato questo incarico, e sfogatosi a lungo cogli amici, Giulio Barbarò cominciò a calmarsi un poco. "Sì, sì... avrebbe vendicata, lavata col sangue, la terribile offesa fatta all'onore di suo padre!..." E con questa risoluzione nell'animo, fattosi ormai più sicuro di sè, potè recarsi dalla Balladoro, la quale lo accolse con tante espansioni e con tante proteste e dichiarazioni di affetto e di stima per lui, per suo padre, da dargli subito a divedere che il numero della Colonna, col Candidato della disperazione, era giunto a quell'ora anche in Via della Spiga.

Ma dalla Balladoro, dolcissimo e caro conforto, egli trovò la signorina Mary, che adesso doveva stare sempre collo zio anche a Milano, e che avea ottenuto di venire con Angelica a fare un salutino a Donna Lucrezia.

Anche la marchesa Angelica, per una favorevole combinazione, era in quei giorni a Milano. Vi era appena arrivata da Gallarate, dove dimorava abitualmente, per passare le feste del Natale e del Capo d'anno vicino a Stefanuccio, ch'era stato messo nel Collegio militare. E siccome la marchesa si trovava pure alloggiata all'Albergo Roma, dov'erano anche gli Alamanni, che non avevano potuto trovar subito un buon quartierino in affitto, così le due cugine, che dopo tanto tempo che non s'eran più viste, si volevano sempre un monte di bene, naturalmente stavano insieme a tutte le ore.

Tuttavia, la marchesa Angelica non aveva ancora ricevuto confidenze dalla Mary, e non sapeva che avrebbe incontrato Giulio Barbarò da Donna Lucrezia, quantunque avesse notato che l'amabile cuginetta aveva insistito assai per volerci andare. Vedendoselo, per ciò, comparire dinanzi all'improvviso, non potè a meno di sentirsene contrariata, per il ricordo odioso di suo padre. La Mary invece, sebbene colle guance sempre accese, sebbene parlasse e si movesse con insolita animazione, si mostrava abbastanza disinvolta, e abbracciava la zia con certe strette appassionate, e le dava certi bacioni grossi e scoccanti, che il giovanotto doveva sentir risonare nel proprio cuore, come una promessa.

Basème, basème, viscere mie!—mormorava intanto Donna Lucrezia gemendo col naso gonfio e chiuso, mentre la Filomena compariva sull'uscio, zoppicando, e rammendando la sua calzetta, per mangiarsi cogli occhi la signorina.—Basème, basème, viscere mie, a dispetto di tutti i... i bucefali del mondo!

Il buon Giulietto, quella sera, non sembrava nè timido, nè confuso com'era di solito, e anche la marchesa, passato il primo momento, n'ebbe un'impressione favorevole. Egli pensava che il giorno dopo si sarebbe battuto assai seriamente, che forse... avrebbe dovuto restar molto tempo senza più poter rivedere la signorina Mary; che forse... le sarebbe stato cagione di nuovi dolori, di nuove angosce, e per tutto ciò la sentiva più sua, più intimamente sua, e trovava il coraggio di esprimerle, almeno cogli occhi, tutto il suo immenso amore. Fu ardito al punto di trafugarle uno dei suoi piccoli guantini... voleva averlo sul cuore quando sarebbe andato a battersi....

Poi, mentre le due cugine, sole in un brum, ritornavano all'albergo, successero, fra loro, alcune spiegazioni.

—Dimmi la verità,—cominciò la marchesa,—tu sapevi di incontrare Giulio Barbarò da Donna Lucrezia?...