—Calmati, calmati, Polonnì!...—Poi si rivolse ai rappresentanti di Giulio Barbarò, e dopo essersi di nuovo ben fermate sul naso le lenti e ravviata la zazzera, continuò con grande solennità di tono e di gesto:

—In teoria, noi siamo avversari aperti del duello: di questo barbaro costume, di barbari tempi. Ma, poichè vincere consuetudinem dura est pugna, come lasciò scritto sant'Agostino, e d'altra parte non dovendosi precorrere coll'evoluzione dei fatti l'evoluzione del pensiero, come ho scritto io medesimo nelle Mie confessioni al Padre Passaglia, pubblicato nel Mediatore di Torino e riprodotte dal Der Staat und die Kirche, di Lipsia, così accetto, ho l'onore di accettare, il cartello di sfida che mi portate in nome di Giulio Barbarò. Solamente nel caso presente dovremo pensare a trovare il modo di conciliare il desiderio del vostro primo colle più alte prerogative della libertà di stampa, coll'inviolabilità intangibile del sacro ministero di pubblicista, coi miei doveri di scrittore e di uomo pubblico.... Però vi prego in cortesia di volermi indicare il luogo e l'ora in cui potrete abboccarvi con due amici miei, che saranno a tal uopo delegati coll'incarico di rappresentarmi e di riferire le mie condizioni.

Il capitano Redaelli, a nome anche del dottor Carlo Franchi, rispose allora che avrebbero aspettato gli amici del signor direttore della Colonna di fuoco, nella prima sala del Caffè Cova, dalle quattro alle cinque pomeridiane.

Salvatore Cammaroto ringraziò con un cenno ossequioso del capo, e volle accompagnare fino sulla soglia dell'uscio i due signori che se ne andarono dopo avergli stretto la mano, ed essersi inchinati col più profondo rispetto all'Apollonia che invece di rispondere voltò le spalle crucciata.

"Che vi pigli un accidente a tutt'e due!"

Chiuso l'uscio dietro ai secondi del giovane Barbarò, Salvatore ritornò in fretta per sedersi al suo tavolo e ripigliare il lavoro che avea dovuto interrompere, ma la signora Apollonia e Peppino gli furono addosso con un monte di parole. La moglie, spaventata, voleva farsi promettere dal direttore che non si sarebbe lasciato sopraffare da quelle millanterie, che avrebbe dichiarato di non volersi battere co' birbaccioni, e che la stampa aveva il dritto di far la luce. Peppino Casiraghi, invece, era solo premuroso di sapere chi avrebbe scelto per padrini e come avrebbe fatto il duello, e propendeva per l'ultimo sangue.

—Polonnì, oh Polonnì!... Per conservare al proprio nome l'autorità necessaria per compiere, coll'aiuto del Sign.... per compiere sulla terra qualche cosa di bene, bisogna, spesse volte, soffocare i propri convincimenti, bisogna chinare il capo e seguire la corrente!... E voi, Peppinuccio mio, statemi in pace e vedrete che, come san Pietro a Malco, troncherò le orecchie a chi osa levare "la proterva mano" sul... sulla Dea Libertà!... Ma, son già le dieci e un quarto—continuò dopo aver guardato l'orologio a pendolo, appeso alla parete.—Presto capiterà in Direzione l'avvocato Gian Paolo... Lui e un altro, il primo che verrà dopo, porteranno a quei signori la mia risposta. Sebbene sfidato, lascio a Giulio Barbarò la scelta delle armi, del luogo, e il fissare le condizioni. Io ne metto una solamente: non voglio battermi prima di lunedì prossimo se le elezioni saranno compiute domenica, o di lunedì a quindici, se vi sarà ballottaggio!...

Ma, in tutta la mattina, nè l'avvocato Gian Paolo, nè gli altri assidui della Colonna di fuoco, non si lasciarono vedere. Era già corsa voce per Milano che Giulio Barbarò avea mandato a sfidare il Cammaroto; che ci dovea essere un duello molto serio; e lo sdegno di questo figliuolo che esponeva la vita per l'onore del padre aveva commossa la sensibilità volubile e retorica del solito pubblico dei caffè, motivo per cui gli amici del Cammaroto stavano al largo, non amando d'incorrere nella impopolarità, nè d'aver brighe.

"Già" mormoravano fra loro "avean sempre predicato inutilmente, a quel benedett'uomo, di conservare la misura nella sua polemica!..."

Peppino, intanto, non vedendo capitar nessuno, perdeva la pazienza, mentre la signora Apollonia, quantunque volesse mostrarsi indifferente, allungava il collo ad ogni passo che sentiva nella strada per vedere se passava dalla finestra la tuba lustra dell'avvocato. La buona donna sperava che il Serbellini avrebbe dissuaso il direttore dall'accettare la sfida, e in ogni modo le premeva di essere presente a tutte quelle pratiche.