Il direttore sorrise, le offrì il braccio, si cacciò le mani dentro le maniche, e si avviò verso il Tribunale, colla sua solita andatura.

Al Tribunale nessuno aveva veduto l'avvocato Pietro Paolo Serbellini, ma un usciere, al quale si erano rivolti per saperne qualche cosa, tenendo gli occhi fissi, anche lui, sul cappello della signora, rispose "di provare a cercar l'avvocato al Caffè delle Colonne, che a quell'ora ci poteva essere a far colazione."

Passarono dal Caffè delle Colonne... l'avvocato non c'era più.

—Sarà un cinque minuti che se n'è andato!—esclamò il cameriere, ma questi senza badare al cappello della signora che aveva già veduta più volte...—Provino alla Patriottica!...

I coniugi Cammaroto si avviarono verso la Patriottica, ma quando furono in fondo al Corso videro l'avvocato che attraversava la piazza del Duomo.

Lo avevano riconosciuto dalla tuba lustra e dal grosso fascio di carte che gli usciva dalla saccoccia del paletò.

—Eccolo, Polonnì!

—Eccola quest'anima dannata!

L'avvocato li avea già sbirciati di lontano colla coda dell'occhio, e affrettava il passo per scansarli.

—Avvocato! avvocato!—cominciò a gridare il Cammaroto, correndogli dietro colla moglie sotto al braccio; ma l'altro tirava di lungo più duro che mai.