—Avvocato!
—Avvocato!—cominciò a strillare anche la signora Apollonia, tutta scalmata.—Avvocato!
Non c'era verso di cavarsela; Gian Paolo si volse col capo, strinse le palpebre dietro le lenti, poi fingendo di riconoscerli in quell'attimo, si fermò facendo le più alte maraviglie.
—Oh Salvatore carissimo! Donna Apollonia, i miei complimenti!
—Siete sordo, giuraddina!—borbottò la signora ansante.
—Sordo no, ma sono intontito dal gran lavorare. È una giornataccia disperata, come non ne capita altro che a me. Ho avuto da discutere una causa in civile per turbato possesso—e mostrò il fascio di carte da una parte.—Adesso devo presiedere un consiglio di famiglia—e mostrò le carte dall'altra parte.—Insomma... non ho tempo da respirare.
—Buono!... E anch'io venivo in cerca di te per una piccola noia che ho da darti!—esclamò il Cammaroto sorridendo, mentre la signora Apollonia fissava muta l'avvocato con un'occhiataccia piena di diffidenza.
—Sempre a' tuoi ordini...—rispose il Serbellini con un tono pochissimo incoraggiante.
—Mi spiccio in due parole: Giulio Barbarò....
—Il figlio di qui' ccane!—grugnì fra i denti la signora Apollonia.