Ma Francesco Alamanni non sapeva intanto che, se lui ragionava colla testa, sua nipote, invece, ragionava col cuore, e per ciò essa doveva condursi a risoluzioni meno salde e a conclusioni assai diverse.
La Mary, prima ancora dell'arrivo a Milano dello zio Francesco, e precisamente all'epoca del Processo dei fornitori, aveva cominciato a non sentirsi più tanto sicura sul conto del vecchio Barbarò. L'ambiente del salotto, non più giallo, ma cremisi, colla tappezzeria nuova, rimaneva fedele e molto favorevole al signor Pompeo; ma la fanciulla era inquieta, impensierita, e spesso, dopo aver fatto animo al buon Giulietto, che si sfogava con lei lagnandosi delle calunnie infami che la malignità e l'invidia della gente mettevano in giro contro suo padre, si ritirava in un cantuccio, dove non potesse esser vista, e si scioglieva in lacrime, tutta sconsolata. Ma poi, dopo aver pianto lungamente, il suo cuore medesimo finiva ancora per rassicurarla: il figliuolo non doveva portare la pena delle colpe del padre. E questa massima umana e democratica essa aveva tentato pure, nel primo colloquio avuto collo zio, di farla accettare anche a lui; ma lo zio, pur troppo, non ne era rimasto persuaso.
—Sta bene,—aveva risposto alla ragazza,—sta benissimo, come tu dici, ma in regola generale. Nel caso presente il figliuolo fa il signore e si diverte coi danari rubati dal babbo, e se questo matrimonio dovesse mai succedere, tu, un'Alamanni, una mia nipote, andresti in casa Barbarò a.... a fare altrettanto!
La Mary, in sul primo, n'era rimasta scossa e atterrita; ma poi, ritornando a ragionare a modo suo, sempre col cuore, andava pensando che "il figliuolo" avrebbe potuto rinunciare ai danari del babbo, procurarsi un impiego, vivere del proprio lavoro, e allora.... allora anche lo zio Francesco non avrebbe avuto più niente da dire!
Ma c'era anche un altro ostacolo, e questo creato dalla Mary stessa, e che si opponeva alla sollecita effettuazione del suo disegno. Essa non avea voluto che fosse palesata a Giulio tutt'a un tratto, brutalmente, la vera cagione per cui lo zio Francesco era contrario al loro matrimonio.
—Chi sa—pensava spaventata—chi sa come il poveretto resterebbe colpito da una simile scoperta!—E per ciò volle facessero credere a Giulio Barbarò che lo zio rifiutava il suo consenso per antipatia personale, per divergenza d'opinioni politiche, perchè gli era parso che Giulio Barbarò fosse ancora troppo ragazzo, perchè voleva aspettare a maritar la nipote che fosse maggiorenne; in somma per una specie di capriccio: tutte scuse che non persuadevano Giulio, e che invece impedivano alla Mary di parlar chiaro.
Ma la verità non doveva tardar molto, in ogni modo, a venire a galla, e la fanciulla medesima lo sperava pur consigliando, per il momento, di nasconderla al povero giovane. Desiderava solo che il Giulio, indovinandola a poco a poco, avesse più forza di sopportarla, e di prendere quell'unico partito che rimaneva loro per essere ancora uniti e felici.... sì, felici. La buona Mary si sentiva capace di guarire, di lenire almeno, col suo grande amore, la ferita di Giulio, per quanto profonda e dolorosa!
E con questa speranza da cui solo traeva coraggio per reggere al doloroso distacco scrisse, di nascosto dello zio, una lunga lettera al suo innamorato, prima di partire da Milano; in essa gli diceva aperto "di sperar molto nell'avvenire," e lo assicurava che "se mai non avesse potuto essere sua moglie, non avrebbe sposato nessun altro e che, piuttosto, si sarebbe fatta monaca."
Ma nonostante questi conforti Giulio Barbarò rimaneva accasciato, come istupidito, sotto quel colpo terribile: non aveva la forza di reagire, di lottare, di difendersi; soffriva un gran dolore e un grande avvilimento; si sentiva il cuore rotto, spezzato, e non osava lamentarsi; aveva vergogna e insieme paura delle sue stesse lacrime.