I pietosi inganni della fanciulla non gli avevano giovato: la verità gli era subito apparsa, dinanzi agli occhi, inesorabile, spietata, rendendo vana ogni consolazione, distruggendo ogni speranza.

Donna Lucrezia aveva un bel protestare contro "quel mato che metteva la politica prima del cuor;" aveva un bel gridare il signor Pompeo che l'Alamanni, "ad onta della sua rep.... pubblica cercava pretesti e scuse per non imparentarsi col figlio del suo.... di chi, insomma, non discendeva dalla costola di Adamo." Giulio pallido, stralunato, li lasciava dire, ma pensava sempre alla risposta dello zio che la fanciulla gli aveva riferito a Desenzano: "egli non faceva caso nè della nascita nè delle ricchezze; voleva soltanto che il nome fosse di gente onorata." Dio, Dio! C'era dunque qualche cosa di vero nelle infamie ch'erano state messe in giro?... E l'infelice si chiudeva in casa, non voleva più veder nessuno; non osava interrogare suo padre, nè pretendere una risposta esplicita, nè chieder ragione all'Alamanni.... pensava di partire, di fuggire lontano, ma finiva sempre col non risolvere nulla e collo struggersi sempre più, chiamando la Mary fra le lacrime, disperandosi, invocando la morte.

In quanto poi al signor Pompeo, sebbene avesse indovinato il segreto travaglio del figliuolo, non era molto preoccupato. Gli consigliò, per distrarsi, di fare un viaggio di piacere, di andar a vedere Parigi e Londra. Il signor Pompeo sperava nel tempo; era intimamente persuaso che quel matrimonio, presto o tardi, si sarebbe combinato ugualmente; ma se poi, non per colpa sua, doveva proprio andare a monte, egli, tranquillo nella propria coscienza, e sicuro di aver fatto anche più di quanto avea promesso alla povera Betta, non se ne sarebbe troppo addolorato.

Adesso Pompeo Barbarò era in auge: dopo il prestito delle ottocento cinquanta mila lire offerto spontaneamente alla Banca degl'Interessi Lombardi Provinciali, il Prefetto lo aveva proposto cavaliere e il Consiglio di Amministrazione, con a capo il marchese di Rho, gli aveva offerto un pranzo d'onore al Ristorante della Borsa. Suo figlio, dunque, non aveva più bisogno, per mettersi a posto in società, d'imparentarsi cogli Alamanni e di sposare una ragazza che non aveva un soldo di dote! Il posto gliel'aveva procurato lui... col sudore della fronte!

Chi un giorno doveva pentirsi di quello sproposito era il Signor rep... pubblicano: Francesco Alamanni!... Bel matto, davvero!... Ma lì sotto, in tutto il pasticcio delle informazioni e del rifiuto, vi doveva entrare anche lo zampino della marchesa Angelica.

—Ah Marchesa, Marchesa!... Bisogna stare in guardia!... Presso la Banca degl'Interessi Lombardi Provinciali vi sono alcune cambialette colla firma vostra e del marito, e per quella via forse, chi sa, potrò avervi ancora fra le mani.... e vendicarmi!

—E... e Giulio?... Giulio che diventa ogni giorno più magro e sparuto?... Deve mettersi a viaggiare per distrarsi; non c'è altro rimedio!... Deve andare a veder Parigi e Londra!

Ma invece il povero ragazzo, ostinato a rodersi l'anima da solo e in silenzio, non volle muoversi da Milano e finì coll'ammalarsi. Poi, quando cominciò a lasciare il letto, non potè più resistere e scrisse un'ultima lettera alla Mary, facendole intendere, senza dirle nulla apertamente, tutte le pene e le angosce del proprio cuore; soggiungendo che era stanco della vita oziosa e disoccupata, e che avea pensato di procurarsi un impiego... che voleva avere uno stato indipendente... che voleva vivere del proprio lavoro.

Era insomma la risoluzione desiderata, sperata, sognata dalla fanciulla. Essa baciò e ribaciò la lettera cara: si sentì orgogliosa del suo Giulio, e lo amò in quel punto come tanto non lo aveva amato mai. No, no! Non si era ingannata nel giudicarlo; sapeva bene che il suo Giulio era buono, onesto, fiero; che avrebbe tutto sacrificato per lei; che non avrebbe esitato un momento dinanzi all'idea del dovere e dell'onore. Chi si era ingannato invece era stato lo zio Francesco; sì, sì, lo zio Francesco era stato ingiusto... era stato... sì, era stato cattivo, col suo Giulio; povero Giulio caro!... E così la lettera del giovanotto ebbe subito in risposta un'altra letterina della Mary che riuscì, se non a consolarlo, a calmarlo un poco, che gli ridonò un filo di speranza, che lo fece correre a Nizza, perchè anche la fanciulla gli scriveva di essere ammalata e che "lo voleva almeno vedere!..."