I carabinieri erano poco lontani, ma Pompeo non si tranquillò.

"Pellagrosi maledetti!..." Confuso, sbalordito, saltò in carrozza col sindaco, lo Zodenigo e il Presidente, mentre due o tre altri fischi salutarono la comitiva che partiva al trotto verso la sede del comitato, dove ci doveva essere un gran banchetto in onore del Barbarò.

—È una manovra vergognosa!... È un'altra bricconata del Cammaroto!...—esclamò lo Zodenigo, rivolgendosi al sindaco che, maravigliato e mortificato, non sapeva più che cosa dire.

Pompeo Barbarò non avea veduto, non avea capito nulla, ma non osava chiedere schiarimenti: aveva troppa paura in corpo. In un attimo era ripiombato dalle gioie del trionfo nell'avvilimento della sconfitta. "E tutto si fosse fermato lì... ma dai fischi alle bastonate il passo poteva esser breve!" pensava fra sè facendosi piccino piccino in un angolo del landò.

—Bisogna trovar modo di strappaae tutti quei manifesti indecenti!—disse ancora lo Zodenigo al sindaco che, sempre muto, si strinse nelle spalle.

—Come fare?—domandò il Presidente del comitato, pallido anche lui, colla cravattina nera a sghembo, e il pioppino nuovo, troppo stretto, che gli ballava in testa.—Come fare?... Hanno tappezzato tutto il paese!

Infatti mentre il Barbarò nel Teatro Sociale era festeggiato dai suoi elettori, tutto il paese, e specialmente la piazza, la chiesa, il municipio, e persino le colonne della facciata del Teatro, erano state coperte quasi letteralmente da un'enorme quantità di avvisi rossi, verdi, gialli, di tutti i colori, colla scritta che segue:

"Elettori di Panigale!...

"Leggete il presente dispaccio ricevuto da Londra in data d'oggi dall'insigne patriotta milanese Nicola Mazza, colà rifugiatosi dopo essere scampato dalle segrete dell'Austria.